Direttiva servizi, le prime reazioni

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Quasi unanime, da parte dei settori economico-sociali coinvolti, la soddisfazione per il compromesso fra popolari e socialisti che la settimana scorsa ha permesso alla plenaria del Parlamento europeo di approvare il rapporto Gebhardt sulla direttiva servizi. Unica voce fuori dal coro, quella dell’UNICE (Unione delle Confindustrie europee) per la quale la direttiva viene svuotata di significato dal voto di Strasburgo. Sia la CES (Confederazione europea dei sindacati) che il CESE (Comitato economico e sociale europeo) valutano positivamente il testo emendato, al pari le confederazioni dei commercianti (Eurocommerce e Eurochambres), che pure sperano in un ritocco da parte della Commissione. Soddisfatti solo a metà   i rappresentanti dei servizi pubblici e delle imprese a partecipazione pubblica (ESPU e CEEP) che, pur apprezzando l’esclusione di alcuni servizi di interesse generale (SIG) dal campo di applicazione della direttiva, criticano la permanenza di settori sensibili come l’acqua e l’educazione.
L’ARE (Assemblea delle Regioni d’Europa) presieduta da Riccardo Illy, ha adottato il 17 febbraio una risoluzione sul risultato del voto di Strasburgo, con la quale si rallegra dell’esclusione della sanità  , dei servizi sociali e degli audiovisivi dal campo di applicazione della direttiva, mentre deplora l’esclusione di servizi economici come le telecomunicazioni e i servizi bancari, settori che la liberalizzazione renderebbe più competitivi; la risoluzione chiede inoltre di rivedere l’abolizione del principio del paese d’origine.
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