Dalla vicenda Enel brutti segnali per l’Europa

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Deve essere destino: anche vicende importanti per i cittadini, il Paese e l’Europa quando finiscono nel frullatore della campagna elettorale tendono più a produrre schizzi e polveroni che non considerazioni e prese di posizione responsabili e di qualche respiro. E’ accaduto anche con il tentativo dell’ENEL di conquistare nuovi spazi di mercato con un’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) nei confronti di Electricità© de France e Gaz de France. Della vicenda hanno abbondantemente parlato le cronache mettendo in evidenza prevalentemente gli aspetti del contenzioso italo-francese e il ricorso all’arbitro europeo. Molto meno si sono evocate le ricadute per i cittadini consumatori di un’ energia sempre più cara e sicuramente troppo poco la vicenda è stata collocata nello scenario del mercato globale dei capitali e dell’approvvigionamento energetico dell’Europa. Il contenzioso tra Italia e Francia è stato al centro dell’attenzione, evocando duelli e minacce di altri tempi: sono corse parole grosse di qua e al di là   delle Alpi. In Italia si è parlato di possibili ritorsioni diventate poi invocazioni di reciprocità   ma senza che la sostanza guerriera cambiasse di molto. E qui da noi la campagna elettorale ha dato il meglio di sà© non sottraendosi a tentazioni populiste e a nostalgie di italianità   anche da parte di chi fino a qualche minuto prima aveva deriso unità   nazionale e fatto a pezzi la Costituzione repubblicana. In Francia, dove pure la campagna elettorale per le Presidenziali del 2007 non è ancora ufficialmente aperta ma da tempo in corso, si è gridato alla salvaguardia dell’identità   nazionale. Ancora un passo da una parte e uno dall’altra e sentiremo parlare dell’inviolabilità   delle sacre frontiere. Nel frattempo si scaldano i muscoli i campioni degli Stati-nazione, dimentichi di quante disgrazie queste dinamiche abbiano provocato in Europa. L’invocazione all’Europa Europa appunto, invocata dai due contendenti: l’Italia per ottenere lo status di nazione aggredita e la Francia per essere assolta dalla sua tenace cultura protezionista. Ma è forse da noi che il ricorso, legittimo e giustificato, all’Europa si è colorato di toni grotteschi. Perchà© è toccato proprio al Governo italiano meno «europeo» in tutta la storia della Repubblica raccogliersi quasi compatto dietro la bandiera dell’Unione europea e andare all’assalto della trincea francese passando da Bruxelles, diventata improvvisamente da nemica dell’Italia sua alleata preziosa. Non è la prima piroetta a cui assistiamo, ma questa bisogna ammettere che è stata particolarmente acrobatica per chi ripropone la ricetta dei dazi e ha contribuito non poco a indebolire proprio quella stessa Commissione europea che adesso si invoca come arbitro rigoroso nel far rispettare le regole europee. Regole in questi ultimi tempi allegramente disattese e che, nel caso in esame, a prima vista nessuno ha per ora trasgredito, dal momento che manca una formale procedura di intenzione di acquisto da parte dell’ENEL e che la risposta francese ha blindato le sue aziende promuovendone una fusione che verrà   giudicata a suo tempo in base alle regole europee della concorrenza. Altra cosa, si dirà  , è la sostanza dell’operazione, segnata da un riflesso protezionista caratteristico della politica francese (in particolare in questa vigilia elettorale), ma non estraneo alla recente politica italiana in materia di «italianità  » delle banche. Non c’è che dire: bella accoppiata questa di due Paesi un tempo fondatori dell’UE e oggi pericolosamente complici nel minarne le fondamenta. Oltre mezzo secolo fa contribuirono a creare una Comunità   economica destinata a ricostruire l’Europa e a difenderne la pace dagli eccessi degli Stati-nazione e oggi che la pace e il ruolo economico dell’Europa nel mondo è di nuovo a rischio fanno a gara a giocare con il fuoco e a demolire un cantiere da cui dipende molta parte del nostro futuro. Che lo faccia la Francia non è cosa nuova ma non per questo meno grave: dal NO alla Comunità   europea della difesa nel 1954, ai veti gollisti degli anni ’70 fino al recente NO alla Costituzione i segnali di involuzione della politica francese verso l’Europa sono inquietanti. Ma perchà© anche l’Italia, che dalla Resistenza in poi ha l’Europa iscritta nella sua Costituzione e nella sua tradizionale politica estera? Soltanto per la leggerezza dei suoi attuali governanti o non anche per l’irresponsabilità   di politici che non si fanno carico delle esigenze di cittadini inermi nelle turbolenze di una globalizzazione non governata e non governabile dalle finte «sovranità   nazionali»? Perchà© alla fine questo è probabilmente il vero problema di fondo che la vicenda, tutto sommato modesta, dell’ENEL ci obbligherà   ad affrontare: di quale forma di integrazione sopranazionale, di quali nuove regole e di quali dimensioni anche territoriali avrà   bisogno l’Unione europea per rispondere alle sfide della globalizzazione e non solo in materia di energia? Già   è piccola l’Europa per affrontare il confronto, figuriamoci l’Italia o la Francia da sole o, peggio, in guerra tra loro. E’ troppo sperare che questa campagna elettorale straripante colga l’occasione per rispondere anche a queste domande e dirci con chiarezza se resta europea la vocazione dell’Italia nel mondo?

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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