Dal Vertice di Astana segnali di una fragile pace per la Siria

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Una fragilissima tregua su Aleppo sembra alimentare le speranze di un cessate il fuoco generalizzato sull’insieme della Siria. E’ in ogni caso l’obiettivo principale che Russia, Turchia e Iran, principali organizzatori della Conferenza di Astana, in Kazakhstan, si sono dati per portare al tavolo dei colloqui di pace i gruppi ribelli e il regime di Bachar al Assad. Il rispetto di un cessate il fuoco è infatti indispensabile per poter affrontare gli altri due obiettivi immediati: il trasporto e la consegna degli aiuti alimentari ai civili e la liberazione dei prigionieri.

I risultati di questa Conferenza, tenutasi il 23 e 24 gennaio scorsi, sono apparentemente molto modesti. L’unico accordo concreto, sottoscritto solo dai tre Paesi organizzatori riguarda la costituzione di un meccanismo di sorveglianza per controllare e verificare il rispetto del cessate il fuoco, meccanismo il cui funzionamento sarà soprattutto sotto la diretta garanzia della Russia stessa.

Siamo ancora una volta di fronte ad inediti scenari che riflettono il nuovo ruolo della Russia sulla scena internazionale e mediorientale nonché, proprio sullo sfondo della guerra in Siria, la costituzione di problematiche alleanze i cui obiettivi ed interessi, politici e strategici, sono in buona misura spesso divergenti fra loro. Non solo, ma il protagonismo, soprattutto militare, della Russia, ha relegato dietro le quinte il ruolo degli Stati Uniti, (ancora non si sa quali saranno le mosse di Trump), dell’Europa e di gran parte del mondo sunnita nella regione, aspetto quest’ultimo carico di pericoli per la stabilità di tutto il Medio Oriente.

Rimane il fatto che la Russia, malgrado le reticenze di tutti contro tutti, ha imposto ad Astana il suo disegno diplomatico per gestire una possibile fine del conflitto siriano. Il seguito, se ci sarà, potrà essere riportato nelle mani dell’ONU, a Ginevra, ma indubbiamente su basi diverse da quelle a cui eravamo abituati.

Vari sono infatti i cambiamenti che la Conferenza di Astana ha introdotto sullo scenario dei possibili futuri negoziati di Ginevra: in primo luogo la presenza di una trentina di gruppi ribelli che hanno combattuto sul terreno al posto dei rappresentanti dell’opposizione in esilio. Al riguardo la Russia ha invertito la logica usata finora a Ginevra e ha cercato prima l’accordo militare su un cessate il fuoco per poi costruire un accordo politico.

Un secondo aspetto riguarda il futuro politico di Bachar al Assad. Contrariamente alle posizioni presenti alle Conferenze di Ginevra in cui si discuteva di transizione politica, ad Astana, per la Russia, ma anche per l’Iran, l’obiettivo è tenere in sella il dittatore, rafforzare il suo ruolo ed evitare che, in futuro, ci possa essere una condivisione del potere con i ribelli. Una posizione non condivisa dalla Turchia fino a poco tempo fa, visto che ha sempre sostenuto i gruppi ribelli armati. Ed infine, cosa non trascurabile per il futuro dei negoziati è la presenza dell’Iran, ormai con il ruolo di Paese mediatore nella regione.

Cambiamenti non da poco, che lasciano aperti tanti scenari e tanti nuovi interrogativi sulla pace in Medio Oriente. Intanto il cessate il fuoco in Siria rimane molto fragile e l’apertura di una Conferenza a Ginevra, prevista per l’8 febbraio prossimo, è stata rimandata. La Conferenza di Astana è tuttavia, per il momento, l’unico canale diplomatico aperto in grado di offrire ai ribelli e al regime di Assad un tavolo per dialogare. Un aspetto che non va sottovalutato se si considera che questa guerra ha già fatto centinaia di migliaia di vittime e milioni di profughi.

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