
Il conflitto in Medio Oriente si aggrava e con esso anche la fragile illusione di sicurezza energetica dell’Europa.
Considerando la volatilità del mercato derivante dalle tensioni mediorientali, la stretta sul gas smette di essere una crisi lontana e inizia a colpire direttamente le economie europee, rendendo nuovamente l’energia una questione brutalmente geopolitica.
La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, gli attacchi alle infrastrutture e il crollo dei flussi petroliferi hanno già innescato una grave perturbazione del mercato energetico globale, con effetti a catena su prezzi, inflazione e crescita economica.
Sebbene la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’UE rimanga protetta in questa fase, grazie alla ridotta dipendenza delle importazioni da questa regione e ai carichi di gas naturale liquefatto già transitati attraverso lo Stretto di Hormuz prima dell’escalation del conflitto, la Commissione europea invita gli Stati Membri ad un piccolo atto di sopravvivenza strategica: prepararsi all’inverno con mesi di anticipo.
Preparativi tempestivi e coordinati sono fondamentali per garantire una corretta ricarica di stoccaggio del gas per la prossima stagione di riscaldamento ed evitare di trovarsi, ancora una volta, a rincorrere l’emergenza.
A sottolineare l’urgenza, il Commissario per l’Energia e l’Abitamento Dan Jørgensen ha dichiarato che “Siamo molto meglio preparati rispetto al 2022 grazie alle scelte politiche collettive […]. Ma la nostra esposizione al mercato globale volatile è chiara e dobbiamo assicurarci di agire già ora sulla preparazione invernale e di farlo in modo coordinato. […]”.
Attualmente è così, dunque, che si colloca l’UE in questo delicato scenario: riconosce la gravità della situazione, non perché l’Europa “sia già al buio”, ma perché è chiaro esserci il concreto rischio di una crisi lunga, sistemica e decisamente meno gestibile delle precedenti.
Per approfondire: Comunicato della Commissione











