Crimea addio

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Il referendum del 16 marzo scorso, organizzato a grande velocità dopo che il Parlamento della Crimea aveva già preso la decisione di un’annessione alla Russia, ha confermato la volontà e il desiderio della popolazione di staccarsi dall’Ucraina e di ritornare, dopo 60 anni esatti, con Mosca e sotto la protezione di Putin. Un referendum giudicato illegale dalla comunità internazionale, in particolare da Stati Uniti e Unione Europea, ma giudicato legittimo dalla Russia che, a sua volta giudica illegale il nuovo Governo di Kiev, nato sulla destituzione del Presidente Yanukovich.

Una prova di forza tra Russia e Occidente, iniziata con una forte presenza e pressione militare russa sulla Crimea e sfociata quindi, nel giro di pochi giorni, con l’amputazione di un pezzo di territorio ucraino e una modifica delle frontiere che oggi dividono Est e Ovest. Difficile lasciare la parola al solo diritto internazionale per giudicare illegittimo o meno questo nuovo pezzo di storia, visto che gli esempi anche più recenti, da Cipro del Nord al Kosovo, dal Kuwait all’Ossezia del Nord e all’Abkazia hanno dato l’immagine di un’interpretazione piuttosto ambigua di tale diritto. Si sa tuttavia che il diritto internazionale non contempla una vera e propria annessione sotto pressione politica e militare e senza l’accordo del Governo centrale. In questo caso, senza lasciare il minimo spazio al dialogo e alla diplomazia.

Ma al di là della legittimità o meno di quanto successo, rimane il fatto che, dalla guerra in Georgia nel 2008, dopo la quale la Georgia non controlla più una parte del suo territorio, riconosciuto indipendente dalla Russia stessa e passato sotto la sua tutela, l’esempio della Crimea solleva inquietanti interrogativi sulla politica espansionista di Putin alle frontiere con l’Unione Europea e la Nato. In mezzo due concezioni diverse e inconciliabili di politica estera e di sicurezza, attraversate da ingenti interessi e vincoli economici ed energetici. Un esempio che potrebbe ripetersi e alimentare risvegli indipendentisti in altre zone, all’interno dell’Ucraina nella sua zona sud orientale, già sotto pressione militare russa, e all’esterno dell’Ucraina, come ad esempio nella Transinstria, in Moldavia. La Transinstria, Stato indipendente de facto, non riconosciuto dalla comunità internazionale, già molto vicino a Mosca, potrebbe rappresentare la leva per riportare la Moldavia nella sfera russa. E qui si gioca in particolare il confronto tra Russia e Unione Europea, visto chela Moldavia, contrariamente all’Ucraina, aveva firmato a Vilnius, nel novembre scorso, l’accordo di associazione nel contesto del Partenariato orientale dell’UE.

Ma ancor più inquietanti potrebbero essere i risvegli delle minoranze russe o russofone dei Paesi Baltici, oggi non più Paesi cuscinetto fra Est e Ovest, ma Paesi membri dell’Unione europea e della Nato.

L’Unione Europea, direttamente coinvolta in questo confronto, insieme a Stati Uniti ha optato per l’adozione di un primo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia, che, seppur simboliche, rappresentano una prima risposta che lascia ancora aperta la porta della diplomazia e del dialogo. Perché a nessuno, oggi, nemmeno alla Russia, conviene un ritorno alla guerra fredda.

1 COMMENTO

  1. Dopo aver piegato la Georgia che aveva tentato di ribellarsi ebbra di false rappresentazioni sull’appoggio USA il nuovo Zar ha approfittato della dabbenaggine della UE e degli USA per occupare di fatto la Crimea, una nuova Finlandia dopo 70 anni. E adesso cosa facciamo? Potrei al limite accettare l’idea di uno Stato indipendente di Crimea, sarebbe compatibile e coerente con il diritto internazionale e con i precedenti storici (Kosovo) ma questa è una vera e propria secessione e contemporanea annessione pilotata, finanziata e armata da Mosca. Dopo le brutalità commesse dai russi in Cecenia contro la popolazione civile ci immaginiamo cosa vuol dire essere ucraini o tatari in una Crimea totalmente russificata? Diamo una mossa!

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