Il CESE critico sull’azione antidroga dell’UE

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In un Parere adottato il 21 gennaio 2014 l’organo consultivo UE che dà voce alle forze economiche e sociali operanti in Europa esprime le proprie critiche all’azione intrapresa dall’UE in materia di contrasto alla diffusione delle cosiddette “nuove sostanze psicotrope” (NPS).

Se le “vecchie sostanze” (cannabis, eroina, cocaina, ecstasy e morfina) sono oggetto di specifiche azioni degli Stati nell’ambito di Convenzioni ONU, molto più difficile è l’identificazione e la catalogazione delle nuove sostanze, spesso prodotte “artigianalmente” dai singoli e per le quali non esiste alcuna valutazione dei rischi.

Secondo il CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) sarebbero 300 le NPS ormai note ma, dato più preoccupante, ne viene identificata circa una alla settimana.

L’elemento di maggiore allarme risiede nel fatto che non essendo queste sostanze identificate e valutate nella dimensione del rischio, non sono tecnicamente illegali.

Nel Parere adottato, il CESE esprime critiche nei confronti della “mancanza di dati affidabili” raccolti a livello UE e nella “grande variabilità di atteggiamento da parte della classe politica e dell’opinione pubblica nei diversi Paesi”.

A questi due elementi si aggiunge il fatto che le decisioni in materia di politiche per la salute competono agli Stati membri e che l’UE ha, su questo tema, un’influenza minima.

Secondo il relatore del Parere CESE David Sears, infine, “la proposta della Commissione in tema di lotta alle nuove sostanze è irrealistica e non dispone delle risorse che sarebbero necessarie”.

Il CESE sottolinea l’importanza di un’azione che incida “non soltanto sull’offerta di sostanze, ma anche sull’analisi della domanda”.

“L’uso delle NPS – si legge ancora nel Parere – deve essere trattato come un problema sociale e sanitario, non con un approccio che determini un aumento di criminalizzazione dei consumatori: sanzioni penali vanno adottate soltanto nei confronti degli spacciatori e delle lobbies che traggono profitto dalla vendita di sostanze illegali o pericolose.

Il CESE segnala, infine, la necessità di una corretta valutazione dei rischi legati alle sostanze, indipendentemente al loro status legale e chiede che “ogni risposta sia proporzionata e basata su dati scientifici più che sulla necessità di conquistare consenso nell’opinione pubblica”.

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