Cina, un XX congresso per Xi Jinping

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Nella sua consolidata regia, studiata e rispettata da sempre nei minimi dettagli, il XX Congresso del Partito comunista cinese (PCC) ha segnato, come in passato, il momento di cambiamento degli organi centrali. Dal tempo di Mao fino ad oggi, il cambio al vertice avveniva ogni dieci anni dopo un massimo di due mandati, per evitare una permanenza troppo lunga di un leader al timone del Paese.

Tenutosi fra il 16 e il 22 ottobre, il XX congresso del PCC ha interrotto questa tradizione e ha confermato Xi Jinping per un terzo mandato di cinque anni, confermandogli le funzioni di Presidente della Repubblica, di Segretario Generale del PCC e di Presidente della Commissione militare centrale, ovvero di comandante in capo delle forze armate cinesi. Una terza conferma che trova le sue radici nella modifica della Costituzione voluta dallo stesso Xi Jinping nel 2018, volta a permettergli di superare il limite dei due mandati e di rimanere al potere il più a lungo possibile, anche a vita. Non sfugge quindi quanto Xi Jinping esca ulteriormente rafforzato da questo congresso, con un potere quasi assoluto che si riflette anche nella composizione del nuovo Comitato permanente del Politburo, l’organo decisionale più importante del sistema politico cinese, i cui sette membri spiccano per la loro vicinanza a Xi e per l’incondizionata condivisione della sua linea politica. 

Il congresso è stato anche e soprattutto occasione per inviare un chiaro messaggio al mondo sulla strada intrapresa dalla Cina di Xi da ormai dieci anni, una Cina volta a rafforzare un sistema autocratico come alternativa alle democrazie occidentali e a chiudere definitivamente il recente passato di educata apertura all’Occidente e di riformismo. In poche parole, una indiscutibile vittoria della linea dura di Xi Jinping per gli anni che verranno.

Questo XX congresso avviene tuttavia in un momento molto delicato per la Cina. Se l’obiettivo del futuro è quello di una Cina forte, autosufficiente, in particolare in campo tecnologico, in crescita economica,  aperta al mondo e garantita da una sicurezza militare in espansione, le sfide a breve scadenza non sono tuttavia da poco : un costante e significativo rallentamento economico, accompagnato da un aumento dei prezzi, da una grave crisi immobiliare e dalle ricadute di una rigorosa politica contro il Covid. Senza contare le crescenti inquietudini di una recessione globale dovuta alle conseguenze della guerra in Ucraina.

Sul versante esterno, l’obiettivo di XI Jinping è quello di portare la Cina al ruolo di superpotenza nel mondo del XXI secolo. L’approccio intransigente nei confronti dell’Occidente, il rafforzamento militare nel Sud Est asiatico, la crescente rivalità con Washington, l’aggressività dichiarata nei confronti di Taiwan e l’amichevole nonché ambiguo rapporto con Vladimir Putin hanno tuttavia portato molti Paesi a considerare Pechino non solo un importante concorrente economico, ma anche un rivale politico e una sfida all’ordine globale. 

Una situazione che è stata tema di discussione in seno all’ultimo Consiglio europeo del 20 ottobre scorso, una discussione che ha messo in luce le tensioni che si stanno sempre più delineando nei confronti di Pechino. Al riguardo,  la Presidente von der Leyen ha esortato l’Unione Europea a definire chiaramente le sue relazioni con la Cina e a “rimanere molto vigile sulle dipendenze” dell’Europa dal gigante asiatico. Le recenti difficoltà sulla dipendenza europea dal gas russo rappresentano infatti una lezione da non dimenticare.

Ma al Consiglio Europeo non è sfuggito al resto degli Stati membri il prossimo viaggio, agli inizi di novembre, del cancelliere tedesco Olaf Scholz in Cina, primo leader europeo ad incontrare la Cina del Presidente Xi Jinping dallo scoppio della pandemia.

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