Che cosa si aspettano gli italiani dall’UE?

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Da un po’ di tempo a questa parte gli italiani si stanno riconciliando con l’Unione Europea, a lungo dipinta come “matrigna” e ridiventata “mamma” da quando nel corso del 2020, per rispondere ai disastri causati dalla pandemia, ha preso alcune decisioni inattese. Tra queste l’impegno a farsi carico dell’approvvigionamento dei vaccini, subito dopo liberando l’Italia dal cappio del “Patto di stabilità” consentendo la spesa in deficit (con un aumento massiccio del debito pubblico) e, soprattutto, con la decisione di accendere un debito comune europeo per la creazione di un “Fondo europeo per la ripresa”(Recovery fund) di 750 miliardi di euro, di cui 191 destinati all’Italia.

Tanti buoni motivi per guardare con favore all’Unione Europea ed alimentare nuove attese e speranze per il futuro, come registrato da un recente sondaggio commissionato dal Parlamento europeo a Eurobarometro, uno strumento di valutazione delle opinioni degli europei.

Risulta così che un terzo dei cittadini UE vogliono che il Parlamento europeo prima di tutto difenda la democrazia e subito dopo la libertà di espressione e la protezione dei diritti umani mentre per gli italiani guadagna la terza posizione sul podio delle priorità l’eguaglianza tra uomini e donne.

Non meno interessante la risposta alla domanda su quali siano le politiche da promuovere in priorità: occupa la prima posizione la salute pubblica, ma qui con uno scostamento interessante tra la media europea e quella italiana, con la prima collocata al 42% e la seconda al 59%, segnale di una pronunciata preoccupazione per la sanità italiana per la quale si sollecita il soccorso europeo.

Un altro rilevante scostamento tra la media europea e quella italiana riguarda il sostegno all’economia e alla creazione di nuovi posti di lavoro: lo chiedono il 32% degli europei contro il 46% degli italiani, a testimonianza di un forte malessere sociale.

Sembra contraddire questa opinione la risposta alla domanda se la partecipazione del proprio Paese all’UE sia un bene: positiva al 62% la risposta degli europei, ma soltanto il 44% degli italiani, che poi rimediano in parte  giudicando al 63% che l’Italia ha tratto vantaggio dalla sua appartenenza all’UE, contro il 72% degli europei.

Sarà anche per questo che gli italiani sono particolarmente severi rispondendo alla domanda se la loro voce abbia un peso nell’UE: risponde negativamente ben il 64% degli italiani contro il 52% degli europei.

Difficile con queste risposte farsi un’idea precisa dell’adesione degli italiani al progetto europeo: a prima vista sembrano chiedere molto a un’Unione che non li soddisfa abbastanza e dalla quale si aspettano di più, in particolare sui fronti più sensibili della politica. 

La difficoltà ad interpretare l’opinione degli italiani cresce se si va a vedere il modesto livello di conoscenza dell’UE, condiviso peraltro con gli altri cittadini europei.

Viene da pensare che l’UE sia per molti suoi cittadini un “oscuro oggetto del desiderio” cui si guarda attraverso le lenti della politica nazionale, come si è stati abituati anche in occasione delle consultazioni elettorali europee. 

Alla prossima elezione del Parlamento europeo mancano poco meno di due anni: non sono molti per recuperare il ritardo che si è andato accumulando nel tempo a proposito della conoscenza dell’UE e delle sue istituzioni. 

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