C’è posta per Angela e Ursula dal Parlamento Europeo

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Che la democrazia non goda ottima salute non è purtroppo una novità. Non solo per quello che accade in Paesi con regimi autoritari, peraltro in aumento nel mondo, ma anche in storiche democrazie occidentali, come negli Stati Uniti di Donald Trump e, più ancora, in quel vasto universo che fu l’Unione Sovietica che, in una Russia senza democrazia, sembra continuare a sognare Vladimir Putin. 

E’ vero per Paesi come l’Ucraina, anche peggio in questi giorni in Bielorussia, ma qualcosa delle antiche abitudini sembra sopravvivere in Paesi ex-URSS, oggi dell’Unione Europea, come Ungheria e Polonia ma anche, in misura minore, in Bulgaria. A questi Paesi altri se ne potrebbero aggiungere con sintomi di logoramento della democrazia, non esclusa l’Italia alla vigilia di un azzardato referendum sul futuro del Parlamento.

Un quadro, quello dei rischi che corre la democrazia in Europa, che ha risvegliato iniziative UE, come gli interventi a sostegno delle manifestazioni popolari in Bielorussia o alla ricerca di chiarimenti come nel caso dell’avvelenamento dell’oppositore di Putin, Aleksej Navalny.

Questo quanto accade verso l’esterno dell’Unione, ma non sono mancate iniziative all’interno dell’UE, anche per difenderne coerenza e autorevolezza. E’ il caso della lettera fatta recapitare l’altro giorno ad Angela Merkel, nella sua funzione di Presidente di turno UE, e a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, alla quale è affidato il compito di “guardiana dei Trattati”, quelli che Polonia e Ungheria stanno allegramente malmenando.

La lettera non è solo importante per le sue destinatarie, insieme ai vertici dell’UE, ma lo è anche per i firmatari e per le forze politiche che rappresentano. Essa è sottoscritta congiuntamente dai Presidenti dei più importanti Gruppi politici del Parlamento, il Partito popolare europeo, il Gruppo dei Socialisti e Democratici, i liberali del Gruppo Renew Europe e il Gruppo dei Verdi.

Il tema della lettera non è nuovo, ma riprende con grande franchezza (pur senza citare i nomi di Paesi sul banco degli imputati) rilievi che da tempo il Parlamento va formulando a proposito dei rischi per la democrazia nell’UE, come fatto ancora recentemente nella Risoluzione del 23 luglio scorso a proposito delle condizioni di accesso alle risorse finanziarie UE.

Quattro i punti in evidenza: richiesta alla presidenza tedesca di turno di accelerare la proposta di definizione di regole per vincolare i Paesi al rispetto dello Stato di diritto per l’accesso ai Fondi europei; obbligo di monitorare tale rispetto con una rendicontazione annuale; nuove procedure di voto in materia per evitare che pochi Stati possano opporsi all’eventuale blocco dei finanziamenti e, infine, un meccanismo di salvaguardia per le associazioni della società civile affinché non subiscano ritorsioni dai rispettivi governi nazionali sanzionati.

I quattro Gruppi politici, che hanno una larga maggioranza in Parlamento, alzano questa volta i toni:  “E’ giunto il momento – si legge nella lettera –   di accelerare la lotta contro l’erosione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali nel cuore stesso dell’UE e di sottolineare che le vittorie elettorali non costituiscono un mandato per calcare la mano e allontanarsi dai valori europei”. Forti di questo argomento, i quattro firmatari ricordano alle loro autorevoli interlocutrici che il sollecitato nuovo Regolamento sullo Stato di diritto dovrà rispettare il parere vincolante del Parlamento, competente anche per l’adozione del bilancio UE 2021-2027, sul quale il Parlamento delibererà tenendo conto di quanto verrà definito per la salvaguardia della democrazia nell’UE.

A buon intenditore poche parole, con la speranza che questa possa essere la volta buona per chiarire chi può stare nell’Unione e chi no.  

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