Cambiamenti climatici: in attesa dell’enciclica di Papa Francesco

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Sta creando molta attesa la futura enciclica di Papa Francesco, dedicata ai temi dell’ambiente e dei cambiamenti climatici. La stampa straniera in particolare, a partire dal New York Times, dedica ampio spazio alla presentazione di questa futura enciclica papale che affronta, per la prima volta, temi ambientali. E diventa subito chiaro che questi temi, non solo di grande attualità, ma anche di complessa importanza politica, economica, sociale e culturale rivestono, agli occhi del Papa, la massima importanza per il futuro della Terra e degli uomini. Una preoccupazione che non sorprende visto che è dall’inizio del suo Pontificato che Francesco richiama, con la dovuta gravità, l’attenzione di tutti sulla necessità di guardare al futuro attraverso la lente di uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Le sue parole sono sempre state chiare in proposito: “Il creato è stato affidato agli uomini perché lo proteggano e non perché lo distruggano”. Parole forti, cariche di richiamo alle responsabilità di ognuno.

L’attesa enciclica, prevista per l’estate, interviene in un momento cruciale per le decisioni che i responsabili politici di tutta la Terra sono chiamati a prendere, a dicembre, alla Conferenza di Parigi, ultima e decisiva tappa per giungere ad un accordo globale e vincolante per fermare il surriscaldamento del Pianeta al di sotto dei due gradi centigradi e ridare vita alla seconda fase del Protocollo di Kyoto. In proposito, i contributi individuali, sotto forma di percentuali, delle riduzioni di emissioni di CO2 dei grandi e piccoli Paesi dovevano essere presentati, entro la fine di marzo. Tra promesse e intenzioni finora svelate, l’Unione Europea spicca per l’importanza del suo impegno, fissando come obiettivo una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Il confronto con altri Paesi, sempre in percentuali, rivela ad esempio che gli Stati Uniti promettono una riduzione del 26 – 28% entro il 2025, rispetto ai valori del 2005, mentre la Russia si limita ad una modesta riduzione tra il 25 e il 30% entro il 2030, rispetto alle emissioni del 1990. Mancano ancora, fra altri, le intenzioni della Cina e dell’India, grandi produttori di CO2. La valutazione finale e globale di tutte le intenzioni o gli impegni avverrà a Parigi, e dirà se basteranno, misurati in volontà politica, a salvare il Pianeta.

Ma, al di là dei calcoli percentuali ed economici, l’enciclica del Papa porterà il dibattito sui cambiamenti climatici ad altre più complesse e umane dimensioni. Si è svolto infatti in Vaticano, a fine aprile, un significativo Symposium che ne ha delineato i contenuti, dal titolo: ”Proteggere la terra, nobilitare l’umanità. Le dimensioni morali dei cambiamenti climatici e dell’umanità sostenibile”. L’obiettivo dell’incontro era appunto quello di puntare l’attenzione sulla dimensione morale e sociale dei cambiamenti climatici, in particolare sulle persone più vulnerabili e più povere, le prime a subirne le conseguenze. Erano presenti al Symposium scienziati e rappresentanti di diverse religioni e, per concludere, vale la pena riportare qui un brano significativo del comunicato finale, un preludio al messaggio atteso dall’enciclica di Papa Francesco:

“Oltre alle riforme istituzionali, al cambiamento di politiche e alle innovazioni tecnologiche tese ad un accesso a prezzi accessibili a fonti energetiche con zero emissioni di carbonio, c’è un bisogno fondamentale di riorientare i nostri atteggiamenti nei confronti della natura e, di conseguenza, verso se stessi. Dobbiamo individuare non solo soluzioni tecnologiche ma anche comprensioni morali. Trovare modi per sviluppare una relazione sostenibile con il nostro Pianeta richiede non solo l’impegno di scienziati, leader politici e società civile, ma in definitiva una rivoluzione morale (…)”.

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