Buon 1° maggio, festa del lavoro… che verrà

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Non è facile commemorare il 1° maggio 2020, senza pensare che, proprio oggi, il passato, il presente  e il futuro del lavoro si incrociano per separarsi definitivamente.

La pandemia di coronovirus ha fatto tacere gli strumenti della produzione, ha messo in evidenza, se ancora ce ne fosse bisogno, la centralità del lavoro per garantire sviluppo economico, ha richiamato l’attenzione sul fatto che il lavoro sia lo strumento essenziale per  garantire ad ogni cittadino dignità e benessere, ha messo il dito sul tema della sicurezza sul posto di lavoro, non sempre garantita e rispettata, causando, nel 2019, più di mille morti.

Oggi non sventoleranno bandiere e le piazze saranno vuote. Non mancheranno tuttavia, in modo virtuale e grazie alle nuove tecnologie, le riflessioni sul futuro prossimo del lavoro. Il lavoro cambierà perché dovranno inevitabilmente cambiare tanti altri parametri che regolano le nostre vite, le nostre democrazie, i rapporti internazionali e la globalizzazione. E’ un cambiamento già in corso da alcuni anni ma che il coronavirus si appresta ad accelerare con forza e brutalità.  

Telelavoro, smart working, intelligenza artificiale, innovazione tecnologica e automazione, flessibilità e nuove competenze, lavoro dipendente e lavoro autonomo, sono alcuni degli aspetti del nuovo lavoro che verrà e al quale bisognerà rivolgere tutta l’attenzione necessaria per preparare non solo le competenze dei nuovi lavoratori, ma anche la definizione di un sistema di inclusione sociale, di lotta all’emarginazione e di rispetto dei diritti fondamentali.

E allora buon 1° maggio 2020, festa del lavoro che fu e punto di partenza, per l’Italia e l’Europa, verso nuove solidarietà nell’emergenza e nuove cooperazioni per il futuro di tutti i lavoratori.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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