Anniversari e l’Europa di domani

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Almeno quattro anniversari farebbe bene a ricordare l’Europa in questo inquieto 2014.

Risaliamo dal più vicino al più lontano.

2004: dieci anni fa l’Unione Europea realizzava il più grande allargamento della sua storia, con l’adesione di dieci nuovi Paesi, otto dei quali in provenienza dal dissolto impero sovietico e dintorni. Per la verità, i nuovi partner sarebbero dovuto essere dodici, ma rimasero in lista d’attesa Romania e Bulgaria, arrivate tre anni dopo. Fu per l’UE una dilatazione con dimensioni e problemi senza precedenti e un evento storico per il continente europeo che riprendeva la strada della riunificazione. Altri Paesi rimasero sulla soglia in attesa di tempi migliori: tra essi l’Ucraina, la Moldavia e Paesi del Caucaso del sud. Dopo dieci anni il bilancio dell’operazione è positivo per chi è entrato, molto problematico per chi è rimasto fuori, sotto la minaccia dell’espansionismo russo.

1954: l’Assemblea nazionale francese affossava il Trattato che avrebbe dovuto dare vita alla Comunità europea della difesa (CED). La Comunità dei sei Paesi fondatori accusava il colpo e avrebbe dovuto attendere il 1957, con il Trattato di Roma, per riprendersi dal fallimento di un’iniziativa politica che si proponeva di raggiungere l’obiettivo di una politica estera e di sicurezza comune. Da allora quell’obiettivo resta lontano, nonostante i tentativi ricorrenti di avvicinarvisi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i Paesi UE, gelosi della loro presunta sovranità, si muovono in ordine sparso con conseguenze deprimenti. Per convincersene basta ricordare le ultime crisi ai confini dell’Europa: dalla guerra nella ex – Jugoslavia alla crisi in Libia fino alle turbolenze in corso in Ucraina.

1944: con lo sbarco anglo-americano del 6 giugno, in Normandia, si avviava a conclusione la Seconda guerra mondiale e la liberazione del continente europeo da nazisti e fascisti. La guerra durerà ancora quasi un anno, ma quella data segnava una svolta nella storia dell’Occidente: gli Stati Uniti, vincitori sul fronte occidentale e, più tardi, l’Unione Sovietica su quello orientale contribuiscono a liberare l’Europa ma, si impongono su di essa come le due superpotenze che se ne contendono l’influenza. Da una parte l’Alleanza Atlantica (NATO), creata nel 1949, e dall’altra il Patto di Varsavia: la prima, sotto la guida degli USA, un ombrello a protezione dell’Europa occidentale, la seconda, a protezione dell’Europa orientale, con l’URSS, fino alla sua scomparsa nel 1991.

1914: con l’attentato di Sarajevo, il 28 giugno, veniva innescata la miccia della Prima guerra mondiale, ricordata dagli storici anche come la Grande Guerra e, non a caso, la Guerra europea. Durerà quattro anni, provocherà milioni di morti, la distruzione di mezzo continente e sarà il suicidio dell’Europa, che perderà la sua centralità nel mondo e saranno poste le premesse, una ventina di anni dopo, per la Seconda guerra mondiale, alimentata da pulsioni nazionaliste, oggi ancora non del tutto spente.

Sono anniversari che dovrebbero spingere l’Europa a riflettere sulla sua storia, il suo progressivo declino, più politico che economico, e a cogliere ogni occasione per trovare nuovo slancio per il futuro.

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