Amnesty denuncia il razzismo delle polizie nell’UE

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Denunciando vari casi di discriminazione razziale tra le forze dell’ordine europee, Amnesty International ha chiesto all’UE di dare rilievo a queste violazioni dei diritti umani e di esigere dagli Stati membri una piena assunzione di responsabilità  .
Da recenti Rapporti pubblicati da Amnesty relativi alle pratiche delle forze dell’ordine in Austria, Francia e Grecia, è emerso un quadro preoccupante di pregiudizi, discriminazioni e abusi su basi etniche, nonchà© il cosiddetto «ethnic profiling» che porta a estendere a intere comunità   etniche presunte caratteristiche criminali.
Le uccisioni illegali, i pestaggi, gli abusi di natura razzista e l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di polizia sono vietati dal diritto internazionale in qualsiasi circostanza, ricorda Amnesty sottolineando come le denunce su episodi del genere sono raramente sottoposte a indagini efficaci e ancora più raramente i responsabili sono portati di fronte alla giustizia.
Inoltre, mentre continuano a pervenire denunce relative a maltrattamenti, abusi di natura razzista e uso eccessivo della forza, le procedure per lo svolgimento delle indagini su tali denunce restano ancora al di sotto degli standard richiesti dal diritto internazionale. In molti casi, poi, vittime o testimoni di maltrattamenti da parte delle forze di polizia finiscono per essere incriminati per oltraggio o aggressione nei confronti di un agente.
Amnesty chiede dunque all’UE di includere, nell’ambito del monitoraggio sull’implementazione della direttiva sul razzismo, anche le discriminazioni razziali praticate dalle forze di polizia ed esistenti nei sistemi giudiziari. Inoltre, secondo Amnesty l’UE deve assicurare che la lotta alla discriminazione e ai trattamenti razzisti sia un elemento chiave della cooperazione poliziesca e giudiziaria, che siano attuati programmi di formazione per le autorità   giudiziarie e di polizia e soprattutto siano garantiti i diritti delle persone sospettate o arrestate.

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