Ambiente: le novità della settimana europea tra relazioni e strategie

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La tutela dell’ambiente è da tempo al centro delle politiche dell’Unione europea, come conferma l’adozione dell’ambizioso Green deal da parte della Commissione von der Leyen all’atto del suo insediamento.

In attesa dell’attuazione a pieno regime del Green deal, anche nell’ambito dell’ambizioso piano di ripresa europeo post-crisi da Covid-19, l’Unione continua a monitorare la situazione dell’ambiente in Europa allo scopo di predisporre le future strategie da applicare.

La scorsa settimana, l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha pubblicato la relazione “Ambiente sano, vita sana: come l’ambiente influenza la salute e il benessere in Europa”, realizzata sulla base di dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dalla quale emergono diversi elementi significativi in merito all’impatto dell’inquinamento ambientale sulla qualità della vita in Europa. 

Attualmente, la scarsa qualità dell’ambiente è responsabile di circa il 13% dei decessi: l’inquinamento dell’aria è la principale causa di morte prematura, con oltre 400mila vittime, seguito dall’inquinamento acustico (12mila vittime) e dalle conseguenze del cambiamento climatico, prime fra tutte le ondate di calore. Si evidenziano, inoltre, significative disomogeneità a livello nazionale: il tasso di morti premature da inquinamento è significativamente alto in Bosnia-Erzegovina (27%), mentre Islanda e Norvegia presentano cifre molto più contenute (9%). 

Emerge pertanto complessivamente la necessità di adottare strategie integrate ambientali e sanitarie per contrastare i rischi per la salute causati da fattori ambientali.

Dati incoraggianti vengono invece dalla relazione sull’attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue, giunta quest’anno alla sua decima edizione. 

Dalla relazione, per la quale sono stati analizzati i dati relativi a 23.500 città dell’Unione, emerge complessivamente che il 95% delle acque reflue dell’Ue viene raccolto e l’88% di queste correttamente sottoposto a trattamento biologico. La relazione evidenzia, tuttavia, significative differenze tra i vari Paesi UE, e indica che la soglia ottimale prevista dalla direttiva non è ancora stata raggiunta.

Infine, sul versante della tutela ambientale in ambito agricolo, la Commissione ha dato il via ad una consultazione pubblica in merito al futuro piano d’azione per l’agricoltura biologica; il settore, che prevede l’utilizzo di metodi a limitato impatto ambientali, che tengano conto delle specificità regionali e facciano largo uso di fonti rinnovabili prodotte dalle stesse aziende, svolgerà un ruolo rilevante nell’attuazione delle strategie “Dal produttore al consumatore” e in quella sulla biodiversità, presentate nell’ambito del Green deal. 

L’obiettivo dell’Unione per il comparto individua nel 25% la quota minima di terreni da destinare all’agricoltura biologica, per il raggiungimento della quale occorreranno risorse ad hoc ed un nuovo quadro normativo: per quanto concerne quest’ultimo – che, nelle intenzioni della Commissione, avrebbe dovuto essere pronto ad entrare in vigore il 1 gennaio 2021 – i lavori hanno subito rallentamenti a causa della pandemia, al punto da spingere la Commissione a proporre di posticipare di un anno i tempi di adozione.

Per approfondire: la relazione dell’AEA, le acque reflue urbane, le iniziative per l’agricoltura biologica

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