Allargamento 2014 e oltre: progressi e sfide

“Cinque anni fa ci siamo impegnati a rafforzare la credibilità della politica di allargamento puntando su Stato di diritto, governance economica e riforma dell’amministrazione pubblica. Oggi questo approccio dà i suoi frutti” con queste parole il commissario per l’Allargamento e la politica di vicinato Štefan Füle ha presentato una serie di Rapporti annuali in cui la Commissione europea valuta la situazione dei diversi Paesi che hanno intrapreso la strada dell’integrazione europea e che sono oggi candidati o potenziali candidati all’adesione.

La Commissione conferma i tre pilastri della strategia: lo Stato di diritto resta il nucleo centrale e sin dall’inizio dei negoziati i Paesi che aspirano all’integrazione nell’UE devo affrontare dall’inizio questioni come la riforma dei sistemi giudiziari, la lotta alla corruzione e la criminalità organizzata, su cui devono presentare risultati sostenibili.

Sul piano della governane economica sono state intraprese azioni finalizzate al miglioramento della cooperazione tra Stati membri e Paesi candidati, soprattutto grazie ai piani nazionali di riforma che mettono l0accento sulla stabilità di bilancio e sulle riforme strutturali per la competitività e per la crescita.

La riforma delle Pubbliche Amministrazioni è, invece, nel quadro della nuova strategia, una delle sfide su cui puntare maggiormente, dal momento che le istituzioni democratiche sono ancora deboli nella maggior parte dei Paesi coinvolti nell’allargamento, caratterizzati anche da limitate capacità amministrative e sistemi amministrativi politicizzati e poco trasparenti.

I documenti della Commissione contengono anche l’analisi della situazione di ciascun Paese e del relativo stato dei negoziati di adesione: il negoziato con il Montenegro procede senza intoppi ma ora è il momento di produrre “risultati tangibili” in vista di ulteriori avanzamenti.

A un punto di svolta sono, invece le relazioni tra UE e Serbia ma Belgrado deve continuare a mettere in pratica le riforme in maniera credibile e sostenibile. Da ciò dipenderà la rapidità dei negoziati; particolare attenzione sarà prestata al tema della normalizzazione delle relazioni con il Kosovo.

In fase di stallo è definito il processo di adesione della ex Repubblica iugoslava di Macedonia: sono necessarie misure urgenti in tema di libertà di espressione, mezzi di informazione e indipendenza del potere giudiziario. Vanno inoltre risolte in maniera negoziata e consensuale la questione della denominazione dello Stato (in corso una disputa con la Grecia) e della ripresa del dialogo politico in seno al Parlamento.

Agli esordi è il negoziato con l’Albania a cui lo status di Paese candidato è stato concesso a giugno, come riconoscimento per gli sforzi compiuti: Tirana deve però rafforzare e consolidare le riforme e concentrare i suoi sforzi sulle misure che raccolgano in maniera sostenibile e inclusiva le sfide legate all’integrazione europea. Governo e opposizione devono vigilare affinché il dibattito politico resti nell’alveo del confronto parlamentare.

Per la Bosnia Erzegovina la Commissione Europa parla di “surplace” dei negoziati invitando il Paese a mettere mano alle riforme socio-economiche a partire dal giorno seguente alle elezioni generali.

Per il Kosovo viene ricordata la firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione (ASA), punto di svolta decisivo nelle relazioni con l’UE.

Infine, a proposito della Turchia vengono sottolineati aspetti positivi (come le riforme democratiche adottate nel 2013 e le misure relative alla soluzione della questione curda) ma anche elementi preoccupanti (indipendenza del potere giudiziario, tutela delle libertà fondamentali). Fino a quando non saranno aperti i capitoli di negoziato relativi ai diritti fondamentali e allo Stato di diritto non si potrà avere una tabella di marcia delle riforme necessarie.

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