A Praga una comunità allargata per rafforzare l’UE

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Non sempre il protagonismo dei nostri cugini francesi centra il bersaglio, ma questa volta dobbiamo tutti sperare che abbia successo l’iniziativa di Emmanuel Macron di mettere in cantiere una “Comunità politica europea” di dimensione continentale, con la prospettiva di associarvi 44 Paesi. Per la verità alla Francia va riconosciuta una straordinaria ambizione coronata di successo: quella all’origine della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), avviata con la “Dichiarazione Schuman” del maggio 1950. Da quel cantiere, dopo l’affondamento francese nel 1954 della “Comunità europea della difesa” (CED), sarebbe nata nel 1957, con il Trattato di Roma, la Comunità economica europea (CEE) di sei Paesi membri diventati oggi ventisette, ribattezzata nel 1992 con il nome di Unione Europea (UE).

Nei giorni scorsi, in occasione di un Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo UE, l’invito a parteciparvi è stato allargato ad altri 17 Paesi del continente, con l’ambizione di rilanciare un processo di integrazione allargata territorialmente, non ancora economica ma sperimentalmente politica.

Il tentativo ha dei precedenti: l’intenzione dichiarata, fin dal 2017, di Macron di costruire una “sovranità europea”, accompagnata dalla proposta a Strasburgo il 9 maggio scorso di aprire il cantiere di una “Comunità politica europea” e una prima risposta positiva, arrivata lo scorso 29 agosto, dal Cancelliere Olaf Scholz a Praga, città nella quale si è ritrovata per qualche ora, attorno allo stesso tavolo, la “Grande Europa” di 44 Paesi. 

Naturalmente mancavano l’autocrate russo e quello bielorusso, anche grazie ai quali è stato possibile far dialogare tra loro Paesi non sempre amici e, addirittura, far tornare al tavolo dopo Brexit, la premier britannica Liz Truss.

Dall’incontro non sono venute decisioni concrete, né questo sarebbe stato un obiettivo realistico nel contesto di tensioni che viviamo. Ma era importante cominciare a disegnare qualche percorso condiviso in materia di sicurezza, di protezione delle infrastrutture energetiche e di lotta al deterioramento climatico del pianeta. Si trattava anche di rafforzare i legami con Paesi in lista  d’attesa – che durerà a lungo – per l’adesione all’Unione Europea. Un tema questo che vede diffidenti i Paesi candidati che hanno qualche buona ragione di temere che questa “Comunità politica”  sia un’anticamera destinata a congelare nuove adesioni.

Ma almeno su una cosa si può essere d’accordo: una nuova stagione geopolitica si sta imponendo nel mondo e, sotto la minaccia russa, spinge l’UE a cambiare. Se non con tutti, con chi ci sta.

Qualcuno ha commentato che, in questo ritorno di guerra sul nostro continente, siamo alla vigilia di una terza fondazione della casa comune europea, quella che non siamo riusciti a costruire negli anni di pace. Sembra un destino, ma per andare avanti sulla strada dell’integrazione comunitaria sono necessari grandi sconvolgimenti politici.

La prima fondazione, quella delle prime “Comunità europee”, è stata figlia della Seconda guerra mondiale; la seconda, quella a cavallo degli anni ‘90, era stata favorita dalla fine – ohimé provvisoria – della guerra fredda, dalla dissoluzione dell’Unione sovietica e dalle aperture di un inascoltato Gorbaciov. Adesso ci spinge a mettere mano a una terza fondazione dell’UE l’aggressività della Russia di Putin e la competizione non solo economica e commerciale, ma anche militare, con la Cina.

E’ probabilmente pensando a tutto questo che anche l’esitante Cancelliere tedesco, a Praga ad agosto, ha concluso il suo intervento con due domande a proposito di questa terza fondazione: “Quando, se non adesso? E chi se non noi?”. Appunto.

1 COMMENTO

  1. “Terza Fondazione” che grande affermazione. Sembra proprio che quando le cose vanno discretamente bene ci si addormenti nella pericolosa inerzia della forza di gravità. Speriamo proprio che questo terzo scrollone ripristini il necessario senso comunitario a cominciare dai paesi fondatori, anche oltre ogni nebulosa nazionalista, nostrana e non, che inevitabilmente rellenta il passo e chi pensa di starci cominci decisamente e appassionatamente il cammino.
    Un cordiale saluto e come diceva il mio vecchio parroco pur nella mia ignoranza latina “sursum corda”. Grazie sempre Franco. Mariano.

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