Siamo nelle fasi decisive dei negoziati per il bilancio europeo 2028-2034, ma rimangono in sospeso le questioni principali: la cifra complessiva, i settori di spesa a cui dare priorità (agricoltura e coesione vs competitività e difesa) e come finanziare l’aumento di budget, se con contributi nazionali più alti o un nuovo pacchetto di risorse proprie dell’Unione.
Pochi giorni prima della pubblicazione della “nego box” irlandese (un documento in cui la presidenza del Consiglio dell’UE, che rappresenta gli Stati membri, aggiorna la proposta della Commissione per il bilancio europeo post-2027 sulla base degli orientamenti nazionali), la Corte dei Conti europea, organo di controllo e revisore indipendente, si è espressa, attraverso la sua relazione annuale sulle spese dell’Unione relative al 2025, in merito ad alcuni temi altrettanto cruciali in vista della prossima programmazione: la necessità di ridurre errori e irregolarità nell’erogazione dei fondi europei e la situazione del debito europeo.
La Corte ha emesso un giudizio con rilievi sulle spese comunitarie del 2025, riscontrando anomalie nell’erogazione dei finanziamenti, con un tasso di errore del 3.8 %, percentuale ritenuta ancora troppo alta. Un dato rilevante nel contesto dei negoziati per il prossimo bilancio europeo pluriennale, che prevede un nuovo modello di finanziamento basato non più sul rimborso dei costi, ma sul raggiungimento effettivo di traguardi e obiettivi concreti e misurabili con indicatori.
Oggetto specifico delle critiche di Tony Murphy, presidente della Corte, è stata l’attuazione dei fondi Next Generation EU, nel complesso ritenuta debole nel raggiungere gli obiettivi prefissati dai Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR), e macchiata da episodi ricorrenti di irregolarità e violazioni delle norme in materia di appalti pubblici e di aiuti di Stato. Il sistema di monitoraggio della Commissione è stato ritenuto lacunoso e sono emersi dubbi rispetto ai meccanismi di controllo degli Stati membri sulla qualità della spesa effettuata. Problematiche, queste, di cui tenere conto in vista del prossimo bilancio europeo, che sarà caratterizzato da piani nazionali sul modello dei PNRR.
Ancora un elemento in conclusione: il debito comune Next Generation EU (NGEU), inaugurato nel 2021 e rimborsabile entro il 2058. La Commissione ha proposto di rimborsarlo già a partire dalla prossima programmazione di bilancio, che inizia nel 2028, prevedendo una spesa settennale di 168 miliardi di euro (24 miliardi l’anno a prezzi correnti) comprensiva anche degli interessi. La Corte ha stimato a 93 miliardi la sola spesa per interessi sul debito NGEU nel prossimo settennio di bilancio. Nel complesso, il debito dell’Unione, storicamente contenuto, potrebbe raggiungere i 1000 miliardi di euro entro il prossimo anno.
Nel contesto di scontro tra Francia e Paesi amici della coesione da un lato, i quali premono per un rimborso più diluito nel tempo del debito NGEU (al fine di liberare più risorse per investimenti), e Paesi frugali dall’altro, favorevoli a una restituzione nel breve periodo e contrari a nuovi eurobond, la Corte consiglia cautela sui conti futuri: perché il prossimo bilancio europeo pluriennale sia sostenibile servono entrate fiscali più cospicue per l’Unione, da raccogliere con le nuove risorse proprie proposte dalla Commissione, oppure con contributi nazionali più alti.
L’alternativa, si dice, sono i tagli.
Per approfondire:
Corte dei Conti europea: l’UE rischia carenze di budget senza nuove tasse













