Allarme rosso sul debito nell’Unione Europea

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E’ in profondo rosso il debito pubblico nell’Unione Europea e non va meglio altrove nel mondo, come ben sa il predatore Trump le cui sciagurate iniziative belliche e clientelari in vista del prossimo voto di metà mandato hanno dato, e danno, un generoso contributo al debito pubblico mondiale e a quello degli stessi Stati Uniti.

Due allarmi convergenti sono arrivati nei giorni scorsi da due “sentinelle” autorevoli: per il mondo, dal Fondo monetario internazionale (FMI) e, per l’UE, dalla Corte dei conti europea. Tutto questo mentre continua a crescere il debito pubblico dell’Italia, ormai oltre i 3300 miliardi di euro, pari al 138% del Prodotto interno lordo (Pil), con un costo annuale per gli interessi vicino ai 90 miliardi di euro.

Ma andiamo con ordine, cominciando dal volume mondiale del debito, non certo per un consolatorio “mal comune, mezzo gaudio”, anche perché con questi numeri spaventosi non godrà proprio nessuno.

Gli ultimi dati disponibili raccontano che il debito globale nel mondo si sta pericolosamente avvicinando al 100% del Pil, pari ad oltre 365 miliardi di dollari, cresciuto in particolare ultimamente ad opera di USA, Francia, Regno Unito, Giappone ed Italia.

Tenuto conto del loro peso nell’economia e nella finanza mondiale un allarme rosso si è acceso sul debito degli Stati Uniti che, grazie a Trump, ha ormai superato i 40 mila miliardi di dollari, crescendo di 90 mila dollari al secondo e preoccupando non poco i creditori, al 25% stranieri.

Si tratta di debiti a termine insostenibili che, mette in guardia il Fondo monetario internazionale, impongono ai governi scelte difficili per risanare le finanze pubbliche.

Fa eco all’allarme del FMI la relazione annuale, appena pubblicata dalla Corte dei conti europea, che prevede per l’anno prossimo nell’UE il raggiungimento della soglia di 1000 miliardi di euro di debito pubblico, attorno al 100% del Pil, risultato anche dell’intervento straordinario del debito comune acceso per far fronte al deterioramento dell’economia dopo l’irruzione del Covid.

Ci aspettano adesso le scadenze per il rimborso di quel debito, in una fase nella quale i costi dell’energia e la spesa militare, come ben sa l’Italia, faranno ancora lievitare il debito e questo proprio alla vigilia delle prossime elezioni, congiuntura particolarmente esposta a sforamenti di bilancio in funzione clientelare.

E’ in questo particolare contesto che il governo italiano insiste per chiedere all’Unione Europea di consentire ulteriore flessibilità sui conti per poter allargare i cordoni della spesa, mentre su altri tavoli, però “comunicanti”, crescono le tensioni nel negoziato per il futuro bilancio comunitario 2028-2034 con il rischio di un possibile corto circuito di negoziati che vedono l’Italia in una posizione non proprio favorevole.

Da una parte l’Italia, malgrado il suo alto debito e la permanenza nella procedura di infrazione per deficit eccessivo, mentre chiede ulteriori margini di sforamento, deve arginare l’ostilità dei Paesi “frugali”, guidati da Germania e Olanda, determinati a tagliare il futuro bilancio comunitario, proprio riducendo radicalmente i capitoli che più interessano l’Italia, come in particolare quello della politica di coesione e della politica agricola.

Sarà importante provare a capire, nel corso di questa settimana, come saranno sciolti per l’Italia i nodi della flessibilità, in parte già concessa per energia e difesa e in parte in attesa ancora di ulteriori concessioni: una risposta che il governo  spera possa arrivare con il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo che, nella stessa occasione, affronterà le profonde divergenze sul bilancio 2028-2034.

A guardare i numeri delle finanze pubbliche nazionali e i parametri del Patto di stabilità europeo nel contesto dell’allarme generale sul debito, le prospettive non sono rosee per i governi in vista delle difficili elezioni che attendono Francia e Italia e, con loro, il futuro dell’Unione.   

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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