
Le guerre ai confini dell’Europa continuano senza prospettive di pace. Il Medio Oriente è in fiamme e i conflitti si allargano sempre più : dalla Palestina all’Iran, dal Libano alla Siria, dallo Yemen all’Arabia Saudita e ad altre Monarchie del Golfo, sono tutti conflitti collegati fra loro dal filo rosso che porta ad Israele e agli Stati Uniti, in un crescendo di tensioni globali e di costose ricadute umanitarie ed economiche.
Anche ai confini orientali dell’Unione Europea, nella guerra mossa dalla Russia all’Ucraina, non si intravede il benché minimo spiraglio di una soluzione e la prospettiva è quella di un intensificarsi dei bombardamenti e di una maggiore mobilitazione da parte russa all’avvicinarsi di un nuovo inverno. Mosca, infatti, non dà segni che vadano nella direzione di un negoziato di pace, al contrario, mentre le minacce ibride nei confronti dell’Unione Europea diventano sempre più concrete e vicine, rendendo gli obiettivi di guerra di Putin sempre più minacciosi e geopoliticamente indefiniti.
Europa quindi in affanno, stretta ad est dalla guerra di Putin e ad ovest da un incontrollabile Presidente degli Stati Uniti che, a sua volta, minaccia l’Europa nella sua sicurezza e integrità, muove guerre economiche e commerciali e tenta costantemente l’abbraccio con il Cremlino.
E’ in questo contesto che si muovono oggi le relazioni internazionali intorno all’Europa, prive ormai del ruolo di pace delle Nazioni Unite e del suo Consiglio di Sicurezza e con pochissimo rispetto del diritto internazionale.
Altri potenze emergenti e nuovi attori si muovono infatti sullo scacchiere globale, desiderosi, da una parte, di conquistare peso e potere in un nuovo e ancora non definito scenario di governance mondiale e dall’altra di posizionarsi in un ruolo politicamente ed economicamente diverso da quello finora occupato dall’”Occidente”. Al riguardo, è necessario prestare attenzione al recente Vertice dei BRICS (il diciottesimo) che si è tenuto a Nuova Delhi il 12 settembre scorso. Inizialmente composto da Brasile, Russia, India, Cina e Africa del Sud, il Gruppo conta oggi nuove e significative presenze come Iran, Arabia Saudita, Argentina, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Etiopia ed Egitto, rappresentando ormai quasi la metà della popolazione mondiale, il 40% del PIL globale e il 26% del commercio internazionale.
I temi all’ordine del giorno riflettevano la sfida geopolitica dei BRICS, temi globali affrontati tuttavia da posizioni molto diverse fra loro e, in alcuni casi, da interessi strategici divergenti. La guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente facevano infatti da sfondo alle discussioni, incentrate, in particolare, su una maggiore cooperazione economica e commerciale fra i membri, basata su un sistema commerciale multilaterale aperto e sulle regole dell’ Organizzazione mondiale del commercio, sulla sicurezza delle rotte energetiche, sull’approvvigionamento delle materie strategiche e sulla cooperazione nell’economia digitale.
Per quanto riguarda l’impegno per la pace, va sottolineata la dichiarazione della Cina, “disposta a collaborare con i membri dei BRICS per svolgere il ruolo che le compete nel raggiungimento della pace e della tranquillità in Medio Oriente e nella regione del Golfo”. Benché tema ben presente, nessun riferimento invece è stato fatto all’Ucraina nella lunga dichiarazione finale del Vertice, come del resto per quanto riguarda i rapporti con l’Europa.
Infine, il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato che la Cina guiderà la creazione di una “zona di intelligenza artificiale open source, aperta e inclusiva” per i membri dei BRICS, invocando, allo stesso tempo, l’istituzione di un “ampio quadro di governance globale dell’IA basato sul consenso”.












