Palestina : quando il sogno di due Stati si allontana sempre più

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 L’espansione degli insediamenti dei coloni nella Cisgiordania da parte di Israele avviene ormai a ritmo serrato e questo senza alcuna preoccupazione nei confronti della violazione del diritto internazionale e del futuro del popolo palestinese. Non si fermano nemmeno i bombardamenti israeliani su Gaza, ormai ridotta ad un cumulo di macerie, mietendo vittime ogni giorno nella più grande indifferenza e rifiuto di un illusorio “accordo di pace”, negoziato dagli Stati Uniti nello scorso ottobre.

Le ultime notizie che ci giungono dalla Cisgiordania segnano un significativo passo avanti nell’occupazione, illegale dal 1967, da parte di Israele. Si tratta, in particolare, del lancio del progetto, in discussione ormai da decenni, di una nuova colonia nell’area est di Gerusalemme, denominata E1. E’ la prospettiva di una futura colonia strategica che dividerebbe in due, da nord a sud, una  Cisgiordania già abbondantemente frammentata, impedirebbe la continuità territoriale palestinese e isolerebbe di fatto Gerusalemme Est, ipotetica capitale di un futuro Stato palestinese. 

Le conseguenze di una tale decisione sono racchiuse nelle recenti parole del Ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich, pronunciate in occasione della decisione sul  lancio del progetto : “il piano cancella l’illusione dei due Stati (…) e lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti”. Una dichiarazione che ha fatto reagire, in modo più acceso del solito, alcuni Paesi dell’Unione, fra cui Francia, Italia e persino Germania, definendo inaccettabili i piani di Israele che “allontanano sempre più dalla pace e indeboliscono ulteriormente la posizione di Israele sulla scena internazionale”.

In questo scenario carico di inquietanti interrogativi, si profilano all’orizzonte appuntamenti elettorali, e non solo, di rilevante importanza politica per Israele e per la Palestina. In primo luogo, le elezioni legislative del prossimo 27 ottobre in Israele per il rinnovo della Knesset,  rappresentano  un appuntamento di rilevante importanza nella storia del Paese, dove gli israeliani dovranno scegliere fra un ritorno ad Istituzioni che riportino ad una prevalenza della politica rispetto ad una politica basata sulla forza delle armi. La campagna elettorale in corso, con le sue previsioni sull’insieme della politica estera in generale e nei confronti della questione palestinese in particolare, non sembra presagire grandi cambiamenti all’orizzonte, dove il tema della sicurezza e della guerra permanente, soprattutto dopo il 7 ottobre, viene considerato, a larga maggioranza anche nel campo dell’opposizione, come l’unica via alla pace e alla stabilità nella regione.

In questo contesto teso e ad alto rischio, anche i Palestinesi si apprestano ad affrontare due turni di elezioni, legislative e presidenziali, a novembre e a gennaio prossimi. Disposte per decreto dal Presidente palestinese Mohammud Abbas, le elezioni invitano i Palestinesi di Gaza, Cisgiordania e di Gerusalemme Est ad eleggere i membri del Consiglio legislativo palestinese. In questa prospettiva si inseriscono i tentativi di dialogo in corso al Cairo fra Hamas, che guida Gaza dal 2006 e Fatah, a guida dell’Autorità Palestinese, dopo vent’anni di conflitti e divisioni politiche interne.  L’obiettivo è quello di costituire un’ampia coalizione nazionale fra le forze politiche palestinesi in vista delle elezioni e della costituzione di un’Autorità palestinese profondamente rinnovata e coesa. 

Al riguardo non va tuttavia dimenticato che, malgrado la disperata situazione politica in cui versa la Palestina, la tenuta di elezioni, le prime dopo vent’anni, fa parte di numerose richieste della comunità internazionale e, da ultimo, ripresa anche nel piano di pace proposto da Trump per la Striscia di Gaza. 

Ed infine, non saranno senza conseguenze sullo scenario mediorientale, su Israele e sulla Palestina, anche le problematiche elezioni di metà mandato che si appresta ad affrontare il Presidente americano il 3 novembre prossimo.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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