In questi tempi confusi di un mondo fuori controllo sarebbe importante sapere se nella nostra piccola Europa, che va sotto il nome di Unione Europea, ci possiamo fidare di chi sta nella torre di controllo a guidare le rotte dei ventisette vettori nazionali, almeno per evitare collisioni in volo, come in questi giorni tra Italia e Spagna e non solo.
Per il comune cittadino europeo non è impresa facile farsene un’idea chiara, al punto che può valere la pena provare, dopo avere per tanti anni frequentato l’ambiente, a fare luce su alcuni snodi per sciogliere un po’ di nebbia.
Intanto, per semplificare, nella plancia di comando UE sono presenti almeno in quattro: a Bruxelles, la presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola; la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen e, a Francoforte, la presidente della Banca centrale europea, la francese Christine Lagarde e, solo uomo e socialista tra i quattro ai comandi, il presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa.
Sono ciascuno alla testa di un’Istituzione UE cui i Trattati affidano compiti precisi: il Parlamento, Camera dei popoli europei e unico soggetto legittimato da un’elezione universale diretta dei cittadini europei, presidio centrale delle nostre democrazie rappresentative; la Commissione, guardiana dei Trattati e sola dotata di potere di iniziativa, quando consentito dai governi nazionali; il Consiglio europeo, organo di coordinamento dei governi dei Paesi UE e ultima istanza politica di governance comunitaria; infine, ma non ultima per importanza, la Banca centrale europea, al timone della moneta unica, adottata oggi da ventun Paesi, con il compito di vegliare al controllo dell’inflazione, talvolta rallentando la crescita economica.
Raccontata così la plancia di comando UE sembra relativamente semplice, se non fosse che non semplici sono le regole per la convivenza comunitaria cresciute in oltre settant’anni di produzione normativa e nemmeno semplici sono le relazioni tra chi detiene parti importanti del potere comunitario e talvolta aspira ad ampliarle, magari cercando di sottrarne al vicino.
Di questi tempi è evidente, tra l’altro, un’invasione di campo in particolare ad opera della presidente della Commissione, tanto all’interno della stessa Istituzione che verso il Consiglio europeo sul versante delicato della politica estera e di difesa, competenza marginale per la Commissione e responsabilità sostanziale dei ventisette governi nazionali riuniti nel Consiglio dei Capi di Stato e di governo.
Come se non bastasse c’è fibrillazione anche all’interno della Commissione sotto la gestione accentratrice di Ursula von der Leyen, poco trasparente e poco collegiale, con tensioni multiple tra le diverse provenienze politiche e nazionali dei membri della Commissione, dove tutti sarebbero uguali ma qualcuno è più uguale degli altri se tedesco e orientato verso destra, in frequente contrasto con la vicepresidente Kaja Kallas, estone di orientamento liberale, in difficoltà a adempiere ai sui compiti di Alta Rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza, sempre più una riserva di caccia della presidente.
É solo un esempio, tra tanti, di una conflittualità che disunisce l’Unione in un momento in cui la coesione politica è indispensabile per proteggere il futuro dell’Europa.
A tutto questo si aggiungono le umane ambizioni di ciascuna delle presidenti: da quella del Parlamento, già rieletta per un secondo mandato nel 2024 e non candidata alla pensione alla presidente della Commissione, in erosione di consenso e in possibile uscita verso altri prestigiosi incarichi, fino alla presidente della Banca centrale che, in vista delle elezioni presidenziali francesi, potrebbe anticipare il suo rientro da Francoforte già in autunno.
Il quadro politico andrebbe completato con quanti potrebbero avere ambizioni per ruoli importanti e che avrebbero titolo per occuparli: tre nomi vengono in mente: Mario Draghi, Emmanuel Macron e Pedro Sanchez, rari pezzi da 90 in questa Europa di politici mediocri e senza visione, che uno scossone della storia potrebbe richiamare in servizio.
Ma qui siamo sui bordi della fantapolitica, solo chiacchiera estiva da spiaggia: meglio aspettare l’autunno quando le prime foglie cominceranno a cadere, sperando che tutti nella torre di controllo mantengano i nervi saldi e cooperino tra di loro per evitare collisioni in volo.













