La ragnatela delle alleanze europee

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Che nessuno possa fare da solo in questo mondo plurale forse lo può ignorare solo l’arroganza di Trump, nonostante la dura lezione impartitagli dall’Iran.

Dovrebbe essere più facile capirlo per l’Unione Europea, nata come alleanza sempre più stretta a partire dai primi sei Paesi fondatori e oggi con i suoi 27 Stati membri, e un’altra decina che la raggiungeranno nei prossimi anni.

Basta però guardare la carta del mondo per capire che l’UE, futuri allargamenti compresi, resta una piccola porzione di mondo, per di più in rapida decrescita demografica e con un’economia alle prese con una crescita troppo lenta. E poiché ad ulteriori pacifici allargamenti fanno ostacolo storia e geografia, allora non resta che la strada del rafforzamento delle alleanze, dentro e fuori dai suoi confini.

Ce lo stanno ricordando gli eventi di queste settimane, con le provvisorie e fragili intese nel G7 tra Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e USA, in attesa di vedere cosa capiterà al Vertice NATO in Turchia a inizio luglio, in particolare dopo le rozze parole di Trump contro Giorgia Meloni e del suo ministro della guerra contro l’Europa. Non è difficile indovinare che i futuri rapporti con l’ex-alleato USA non saranno rose e fiori, ma potrebbero essere anche un’opportunità.

E allora meglio cominciare concentrandosi, nell’ordine, sul rafforzamento e l’ampliamento delle alleanze sul continente.

Il primo rafforzamento da mettere in cantiere è quello dei Ventisette UE, tutti insieme da decenni, ma non tutti con la stessa intensità e determinazione.

Il consolidamento della ragnatela delle alleanze muove in due direzioni: investire in tempi brevi su regole di orientamento federale che consentano, a Trattati costanti, di trovare procedure decisionali trasparenti ed efficaci e aprire, non appena politicamente possibile, il cantiere di una profonda riforma per una nuova Unione Europea.

É probabile che il vento nazionalista che spira ancora, nonostante gli indebolimenti indotti dai ripetuti fallimenti USA, imponga di avviarsi rapidamente in una seconda direzione, complementare della prima: quella che potrebbero tentare i Paesi fondatori, e quelli che lo vorranno nell’eurozona, in favore di un’Unione Europea a più velocità, senza escludere nessuno, ma anche senza troppo aspettare chi preferisce rimanere ai margini della nuova alleanza da ricostruire. Se per prendere velocità, come la storia chiede, l’Unione Europea deve avanzare con una prima avanguardia , non è il caso di perdere altro tempo.

Verrà allora, e dopo, l’allargamento territoriale dell’alleanza europea, dentro e fuori dal nostro piccolo continente, appena un “promontorio dell’Asia”.

Dentro, portando a compimento il lungo percorso della riunificazione continentale, con l’allargamento progressivo dai Paesi balcanici all’Ucraina e alla Moldova e, a nord un giorno, aprendo a Regno Unito, Islanda e Norvegia, in attesa di come evolverà la situazione in Armenia e in Turchia.

Fuori dal nostro continente è l’occasione per rafforzare i legami con il Canada e, più lontano, con il Giappone, l’Australia e non solo, Paesi che temono anch’essi di essere abbandonati dall’alleato americano, senza rinunciare a mantenere aperto il dialogo, nell’ordine, con l’India e la Cina e senza dimenticare i Paesi dell’America Latina a noi più vicini per storia e cultura, oltre che legati all’UE da importanti accordi commerciali.

Il mondo, grazie proprio all’ingombrante ma calante egemonia americana a guida del predatore Trump, può ridiventare un grande spazio anche per l’Europa. 

A patto di prestare attenzione al richiamo di Mario Draghi su questa Unione di “soli ma insieme”, chiamati a cooperare davanti al bivio: “competere o sparire “.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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