Generazione social, ma a che prezzo?

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Il web europeo si sta trasformando in un luogo profondamente ostile per i più giovani, con una marcata penalizzazione per la componente femminile. A certificarlo sono i dati ufficiali pubblicati dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, che sollevano il velo sull’esposizione a messaggi degradanti o violenti mirati a singoli o a intere minoranze. L’indagine evidenzia una netta correlazione anagrafica: la tossicità digitale investe le nuove generazioni per poi scemare progressivamente con l’avanzare dell’età. Se tra i 25 e i 34 anni la percentuale di chi dichiara di essersi imbattuto in contenuti d’odio è del 54%, e nella fascia 16-24 si attesta al 53,7%, il dato cala al 46,4% tra i 35-44enni, fino a scendere al 28,1% tra gli utenti della fascia 65-74 anni. Tuttavia, isolando la fascia più giovane e vulnerabile dell’indagine (i ragazzi tra i 16 e i 24 anni), i ricercatori di Bruxelles hanno riscontrato una vistosa disparità di genere. Quasi tre giovani donne su cinque (il 57,2%) hanno riferito un’alta esposizione a messaggi d’odio, a fronte del 50,4% riscontrato tra i coetanei maschi. Analizzando i pretesti scatenanti, le opinioni politiche o sociali e l’origine etnica restano i bersagli principali in assoluto per entrambi i sessi: le ragazze registrano il 42,5% di esposizione contro il 39,3% dei ragazzi sul fronte politico, e il 38,2% contro il 35,6% per le discriminazioni razziali ed etniche. La vera e propria faglia si consuma però sulle forme d’odio più selettive, dove i divari tra ragazze e ragazzi diventano macroscopici. Quando l’ostilità online riguarda l’orientamento sessuale le segnalazioni femminili toccano il 37,8% contro il 32,6% di quelle maschili; sul sesso biologico si registra un 30,9% contro 24,9%, mentre sui messaggi d’odio legati alla disabilità le giovani donne arrivano al 23% rispetto al 19,3% dei coetanei. Questo report costringe le istituzioni europee a guardare oltre la superficie dell’innovazione tecnologica. I dati Eurostat dimostrano che l’esperienza quotidiana di navigazione sul web non è neutrale: per le ragazze europee internet è oggi un ecosistema sensibilmente più insicuro. La conclusione implicita dello studio è che gli strumenti normativi attuali, come il già consolidato Digital Services Act dell’UE mirato a responsabilizzare le grandi piattaforme tech, dovranno necessariamente concentrarsi sulla protezione mirata delle minoranze e sul contrasto a un’ostilità di genere che rischia di limitare la libertà di espressione e la serenità delle giovani cittadine europee.

Per un ulteriore approfondimento: articolo Eurostat. 

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