20 giugno, giornata mondiale del rifugiato

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La Giornata Mondiale del Rifugiato assume oggi un’importanza sempre crescente, in un contesto politico globale in cui la sicurezza risulta minacciata in numerose regioni del mondo. In conformità con la Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati, è fondamentale garantire che le persone costrette a fuggire dalle proprie case non siano rimpatriate verso situazioni di pericolo e possano vivere con dignità nei paesi di accoglienza. Attualmente, oltre 117 milioni di individui sono forzatamente sfollati, tra cui famiglie in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Ucraina, Afghanistan, Siria, Myanmar e in molte altre aree. I rifugiati ai quali viene negata protezione dopo la fuga si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità, in particolare bambini, donne e giovani ragazze.

Le Nazioni Unite promuovono il quadro d’azione “Until Everyone is Safe”, (Fino a quando tutti non saranno al sicuro) con l’obiettivo di mantenere vivi gli impegni sanciti dalla Convenzione sui rifugiati del 1951. Tale approccio implica che i governi garantiscano standard equi per i richiedenti asilo e accolgono coloro che sono costretti a fuggire, difendendo il principio secondo cui la sicurezza non dovrebbe dipendere da nazionalità, ricchezza, razza, religione, genere o status migratorio. Solo in questo modo coloro che sono stati costretti all’esilio possono ricostruire le proprie vite e contribuire attivamente alle nuove comunità di appartenenza.

La Convenzione del 1951 e il Protocollo del 1967 rappresentano tuttora i principali strumenti giuridici internazionali volti alla tutela dei rifugiati, includendo gli aspetti fondamentali della loro condizione. Un principio cardine della Convenzione è quello, secondo il quale nessun rifugiato deve essere rimpatriato in un paese in cui la sua libertà o sicurezza siano minacciate.

Per approfondire: Giornata mondiale del rifugiato: 20 giugno

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