Una calda vigilia d’estate per l’Europa

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La settimana scorsa, giusto alla vigilia dell’estate, é stata calda in Europa non solo per la temperatura meteo, ma anche per quella politica con un’alta intensità di incontri e scontri al vertice nel continente.

La settimana era iniziata con un contrastato Consiglio dei ministri degli esteri UE in Lussemburgo e la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, mentre a Evian, in Francia, si riunivano i massimi responsabili del G7, con Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e USA, per chiudere la settimana a Bruxelles con il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo dei Ventisette, dopo la firma di una fragile e arrendevole tregua degli USA con l’Iran.

Al netto del prezzo pagato, tra l’altro, dall’inquinamento atmosferico con tutto questo via vai degli aerei dei potenti di questo mondo e delle loro corti, vale la pena di tentare un primo inventario di tutta questa agitazione, almeno per quanto riguarda l’Unione Europea.

Dal Consiglio dei ministri degli esteri UE due temi da segnalare: l’avvio dei negoziati per l’adesione di Ucraina e Moldova e la permanente difficoltà europea ad accordarsi sulle sanzioni da adottare contro Israele. Un importante passo avanti nel primo caso, anche se con molti distinguo e cautele; nel secondo, la solita penosa ipocrisia ad opera in particolare della Germania, coadiuvata da un’Italia senza coraggio.

Dal Parlamento europeo é venuta la ratifica finale al pessimo accordo sui dazi imposti da Trump e subiti dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Non sembrava essere questo l’orientamento della maggioranza parlamentare a Strasburgo, ma ha prevalso la pressione dei governi dei Ventisette, timorosi di altri possibili ricatti in provenienza da oltre-Atlantico.

Per fare buon peso le destre nel Parlamento europeo hanno anche dato via libera a un repressivo Patto sull’immigrazione che adesso solo la Corte di giustizia potrebbe sanare e hanno sostenuto una non meno repressiva risoluzione sulla politica del governo cubano, di sicuro gradimento per gli USA che ne minacciano la legittima sovranità.

Quanto al G7 sarà ricordato, forse per la cronaca, per le parole irrispettose dell’arrogante bullo ed ex-amico americano nei confronti di Giorgia Meloni e, si spera per la storia, per le buone intenzioni USA di mettere fine alla guerra in Iran, sempre se Trump non decide di tornare a bombardare.

Come al solito, non è sicuro che passino alla storia le conclusioni venerdì scorso del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo UE.

Non sembra questo il caso per il bilancio UE 2028-2034 dove restano lontane le posizioni dei governi nazionali dalla pur modesta proposta di una dotazione di 2000 miliardi, avanzata ormai quasi un anno fa dalla Commissione, e ancor più dalla richiesta del Parlamento di aumentarla del 2%.

Ancora tutta da valutare la reale prospettiva di avviare un negoziato destinato a mettere fine alla guerra in Ucraina, attivando contatti con Mosca e individuando per questo un interlocutore autorevole europeo che tenti un dialogo diretto con Putin.

E non è il solo dialogo difficile da avviare, vista la piega presa dalla penetrazione commerciale della Cina nell’UE e il suo impatto crescente sulla bilancia degli scambi, con squilibri difficilmente sostenibili per i produttori europei.

Se con Putin è difficile avviare il negoziato, con la Cina non ci vuole meno coraggio e pazienza, “ vista la sua debordante capacità produttiva e il tempo di cui dispone per arrivare ai suoi obiettivi, a differenza dell’UE.

Singolare che su due temi importanti, come il futuro bilancio dell’Unione e la risposta alla Cina, non ci sia praticamente traccia nelle conclusioni finali del Consiglio europeo: non perché il tema non sia stato affrontato, ma perché le divergenze tra i Ventisette erano troppo grandi.

In una democrazia rispettosa dei cittadini si sarebbe potuto anche non nasconderlo.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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