Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023 e la sanguinosa risposta, tuttora in corso, di Israele nei confronti della popolazione di Gaza, molte cose sono cambiate non solo sullo scacchiere Mediorientale, ma anche a livello globale.
L’appoggio incondizionato degli Stati Uniti, fuori dal diritto internazionale, le guerre mosse all’Iran, al regime e al suo programma nucleare, nonché la guerra in Libano contro Hezbollah e la popolazione nel sud del Paese sono tutte realtà che infiammano la regione e hanno disastrose ricadute umanitarie sull’insieme della popolazione. Non solo, ma mettono a grande rischio la tenuta dell’economia mondiale in un contesto di evoluzione degli equilibri geopolitici globali e di grande debolezza delle Istituzioni e del diritto internazionale.
Un quadro che ha tuttavia messo in evidenza tutte le difficoltà della nostra Unione Europea a prendere una decisa posizione politica al riguardo e non solo per la prepotenza degli Stati Uniti di voler giocare da soli con Israele, pretesi onnipotenti, su un teatro di guerra dal quale non sanno più come uscirne, ma anche per le ragioni storiche che, dalla fine della seconda guerra mondiale, attraversano le relazioni fra Unione Europa ed Israele.
L’Unione Europea, malgrado le condanne internazionali nei confronti di Israele per il suo evidente obiettivo di distruzione del popolo palestinese a Gaza, ma anche in Cisgiordania, non è mai riuscita, ad esempio, a rivedere l’accordo di associazione che la lega a Tel Aviv da ben 26 anni, un accordo che delinea il quadro giuridico e istituzionale per il dialogo politico e la cooperazione economica fra l’UE e Israele.
I legami economici fra le due parti sono molto importanti : l’UE rappresenta il primo partner commerciale per Israele e le cifre ci dicono che per il 2024, il totale degli scambi ammontava a 42,6 miliardi di Euro. Ma l’accordo va ben oltre gli aspetti economici, visto che inizia con un articolo 2 che sottolinea che il rispetto dei Diritti dell’uomo e dei principi democratici è un elemento essenziale del partenariato.
Si tratta di un impegno che Israele, fin dall’entrata in vigore dell’Accordo, non ha mai rispettato e che ha toccato i momenti più tragici negli ultimi mesi con la guerra a Gaza e con l’irrinunciabile tentativo, da anni, di occupare la Cisgiordania e sostenere l’insediamento illegale dei coloni.
Ma gli orrori di Gaza hanno fatto crescere nella società civile europea il rifiuto di assistere a tanta violenza e a un tentativo di genocidio, un rifiuto che si è tradotto non solo nell’adesione a molteplici iniziative pro Palestina ma anche in una Iniziativa dei cittadini europei, prevista dal Trattato UE, con la raccolta di più di un milione di firme nell’insieme dell’Unione per indurre la Commissione europea a rivedere l’Accordo.
A segnare l’importanza e l’urgenza di questa Iniziativa sono stati, da una parte, il tempo record nella raccolta delle firme e dall’altra, la forte partecipazione dei cittadini soprattutto in Francia, Italia e Spagna. Toccherà ora alla Commissione rispondere, entro sei mesi, ai cittadini europei sul seguito da dare a tale pressante richiesta, sostenuta soprattutto in questi giorni, a livello di Consiglio UE, dal Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez. I prossimi mesi ci diranno se l’Unione Europea troverà un’intesa per la revisione di questo accordo.












