
Uno dei temi più caldi dell’attuale dibattito politico è la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere,che è stata approvata in maniera definitiva dal parlamento Italiano il 30 ottobre 2025. Essendo però una riforma costituzionale, è stato fissato un referendum confermativo per il marzo 2026, ma in cosa consiste?
Al momento in Italia un magistrato, dopo aver superato il concorso, può decidere se dedicarsi alla funzione giudicante (giudice) o quella requirente (il PM); la riforma elimina la possibilità di passare da un ruolo ad un altro a seguito del concorso, al fine di creare un giudice “terzo” e imparziale. Il timore è infatti quello che un magistrato che ha condotto le indagini, conduca poi il processo, con il conseguente rischio di controllo politico dei PM. La riforma, oltre a stabilire la separazione delle carriere, introduce altre importanti novità: La prima è la creazione di due ordini di magistrati indipendenti, quello dei giudicanti e requirenti, dotati di due CSM distinti. Cambierà la modalità di scelta dei membri dei due organi: essi saranno sorteggiati, per due terzi, magistrati giudicanti e requirenti, con requisiti definiti da una futura legge. Per un terzo dei membri saranno invece estratti da una lista di laici e giuristi, stilata dal parlamento in seduta comune. Il mandato durerà quattro anni e i membri eletti una volta non saranno più sorteggiabili. Infine la riforma prevede la creazione di un’alta corte disciplinare, separata dai due CSM e con il compito di giudicare i giudici giudicanti e requirenti, oltre a rilevare alcune funzioni dell’attuale CSM. Questa corte sarà composta da 15 membri per una durata di quattro anni; di questi 15 membri, 3 saranno e il presidente nominati dal presidente della repubblica, altri 3 membri saranno sorteggiati da una lista stilata dal parlamento e nove (sei magistrati giudicanti e tre requirenti) estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio. Passiamo ora a vedere le ragioni del sì e del no di questa riforma: i partiti di centrodestra, oltre che personaggi noti come Antonio di Pietro ( PM di mani pulite) sostengono la necessità della riforma della separazione delle carriere. Le ragioni principali si possono racchiudere in quattro punti:
● Giudice terzo ed imparziale, come sostenuto dall articolo 111 della costituzione
● Un giusto processo ad armi pari, in cui l’accusa e la difesa si confrontano davanti ad un giudice imparziale
● Rinnovamento della struttura, che risale al 1941; l’Italia con tale riforma vorrebbe avvicinarsi ai modelli di democrazie consolidate, come il portogallo, che prevede la separazione delle carriere
● Diminuire, tramite il sorteggio dei membri, l’influenza delle correnti all’interno della magistratura.
Per il no alla riforma si sono invece schierate le opposizioni e soprattutto L’ANM( associazione nazionale magistrati), oltre al sostegno di magistrati noti, come Nicola Gratteri. Anche in questo caso le ragioni principali si possono racchiudere in quattro punti:
● Possibilità che il PM possa finire sotto il controllo del potere esecutivo,che definisca le priorità delle indagini
● Indebolimento della magistratura,tramite la creazione di due CSM
● La divisione della magistratura potrebbe portare ad un più difficile collegamento tra le parti, con la conseguente ricaduta su processi e cittadini
● Il passaggio da magistrato giudicante a quello requirente riguarda lo 0,2% dei magistrati, rendendo dunque tale riforma sproporzionata rispetto al problema. Questa riforma, come si può notare, ha avuto un effetto molto divisivo sul mondo politico e giudiziario con due schieramenti contrapposti.
L’ultima parola spetta però ai cittadini nelle urne del referendum confermativo, saranno loro infatti a stabilire se tale riforma sarà adottata, oppure rigettata.











