Grave stop per la crescita in Europa

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«La crescita è ferma in Europa: siamo a rischio di una nuova recessione. Benchà© in alcuni Stati membri si registri un aumento dei posti di lavoro, non si prevede alcun effettivo miglioramento sul versante della disoccupazione nell’insieme dell’UE. La chiave della ripresa della crescita e della creazione di posti di lavoro sta nel ripristino della fiducia nella sostenibilità   dei bilanci pubblici e nel sistema finanziario nonchà© nell’accelerazione delle riforme volte a rafforzare il potenziale di crescita dell’Europa. Vi è ampio consenso sull’azione politica necessaria: occorre ora tradurla in pratica, senza se e senza ma». Questa la dichiarazione rilasciata da Olli Rehn, vicepresidente della Commissione e responsabile degli Affari economici e monetari, nel comunicato stampa della Commissione Europea.
La relazione sulle previsioni d’autunno 2011-2013 non lascia troppi margini di interpretazione: la stagnazione del PIL proseguirà   fino alla fine del 2012, con conseguenze sulle esportazioni, mentre la disoccupazione rimarrà   a livelli elevati: solo l’inflazione dovrebbe scendere sotto il 2%. Il panorama che ci attende è segnato da imprese che, considerato il clima di crescente incertezza, annullano o rinviano gli investimenti, famiglie orientate a consumi prudenti e le banche più avare nel concedere crediti facendo così inevitabilmente ridurre le prospettive di investimento e di consumo innescando così un vortice dal quale sarà   difficile uscire.
I principali rischi che riguardano la flessione della crescita derivano (la recessione non è così remota), dai timori per il debito sovrano che si è espanso prima nei Paesi membri dell’Ue e poi sempre più globalmente, dal settore finanziario e dal commercio mondiale.
Solo attraverso una ripresa precoce degli investimenti e dei consumi privati, aiutata da un calo sensibile dei prezzi delle materie prime in grado di rafforzare i redditi reali e di conseguenza i consumi, potrebbe riportare quella fiducia necessaria a interrompere questo circolo vizioso e far in modo che si anticipi la lenta ripresa del PIL, diversamente prevista non prima del 2013, nell’ordine dell’1,5 %.

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