9 maggio: l’Europa non fa festa

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Questa Europa in crisi è un po’ come la stagione che viviamo: viene da un lungo inverno e non si intravvede una primavera degna di questo nome.

Il 9 maggio ricorre l’anniversario del suo atto fondativo, quando con la dichiarazione di Schuman nel 1950 si apriva il processo di integrazione europea per il consolidamento della pace nel nostro continente. Da allora molta strada si è fatta, l’Europa è risorta dalle macerie dell’ultima guerra mondiale, una civiltà del diritto si è affermata prevalendo sul conflitto e la violenza, è cresciuto il benessere per i suoi cittadini, via via molti Paesi si sono uniti nell’impresa comune, fra meno di due mesi ci raggiungerà il 28° membro, la Croazia.

Nel corso di questi anni molti sono stati gli avvenimenti che hanno segnato la vita dell’Europa, in particolare quel 1989 che vide abbattere il Muro di Berlino, seguito nel 1990 dall’unificazione tedesca e nel 1991 dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Si aprì allora per la Comunità europea la prospettiva di un nuovo progetto unificatore, solo in parte percorsa con l’adozione del Trattato di Maastricht e la moneta unica. Troppo poco rispetto a quanto stava accadendo in Europa e nel mondo, troppo poco per creare un irreversibile legame di solidarietà tra i Paesi della nuova Unione Europea.

Chi non volle ammetterlo allora, non può negarlo adesso che la crisi esplosa nel 2008 ha rivelato le debolezze della costruzione comunitaria e le crescenti tensioni tra i partner europei.

In questi giorni di stentata primavera continuano ad arrivare segnali inquietanti che raffreddano la fiducia dei cittadini europei: un’inchiesta di grandi testate europee pubblicata in queste ore ci dice che prevalgono in Europa quanti – e gli italiani in particolare –  pensano che l’UE non rappresenti un’opportunità ma uno svantaggio.

Sembrano confermarlo le notizie di questi giorni.

In Francia aumenta il malcontento popolare e l’ostilità verso la Germania, dove prende quota un nuovo partito anti-euro di sapore nazionalista; in Portogallo la Corte costituzionale è intervenuta per bloccare misure di austerità volute dall’UE; in Ungheria, xenofobia e antisemitismo sono pericolosamente tollerati; in Gran Bretagna l’esito delle recenti elezioni amministrative non fa presagire nulla di buono nei futuri rapporti dell’isola con l’UE.

Per non dire dell’Italia, dove la politica sembra già lontana dagli impegni “europeisti” annunciati dal nuovo governo.

Difficile, in queste condizioni, fare festa per l’Europa, proprio quando in tanti sembrano intenzionati a “farle la festa”.

Doveroso però continuare a lavorare perché l’Unione Europea ritrovi slancio e riconquisti la fiducia dei suoi cittadini che non hanno bisogno di aggiungere una nuova inquietudine – che cosa diventerebbe questo continente se dimenticasse le tragiche lezioni del passato? – alle molte che già vivono nella loro vita quotidiana in questa stagione di crisi.

1 COMMENTO

  1. Sono passati ben 63 anni da quella dichiarazione del ministro degli Esteri francese Schuman di voler dar vita ad un progetto di comunità con finalità dapprima economiciste (sono poste le basi della CECA) ma anche solidali (voleva ancorare la Germania all’Europa). Probabilmente già all’epoca c’ erano cittadini non d’accordo con questo progetto tuttavia il bisogno di PACE, SOLIDARIETA, CRESCITA E SVILUPPO prevalsero e il progetto di Comunità decollò.
    Dalle originarie idee economicistiche si passò ad idee che avevano un respiro più umano e solidale: con il trattato di Maastricht innanzitutto la CEE divenne solo più CE per sottolineare che l’intento economico non era più l’unico e in più venne istituita la CITTADINANZA EUROPEA con un chiaro valore simbolico, ma nel concreto questa avrebbe dovuto porre le basi per uno SPIRITO EUROPEO.
    Ecco, il grande progetto europeo ha grandi valori; questo processo non deve essere fermato da nessuno ma solo incrementato!
    E se in questo momento di crisi e difficoltà noi cittadini italiani, lettoni, greci e quindi anche EUROPEI ci ricordassimo che siamo cittadini di un’unica patria le difficoltà si dividerebbero tra tutti e sarebbero più leggere.
    E se questa Europa ogni tanto zoppica, noi dobbiamo aiutarla!

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