9 maggio: bentornata Europa!

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Pur nelle condizioni avverse di questi tempi difficili, l’Europa ha onorato la sua festa, quella dei settant’anni dalla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, quando prese avvio la straordinaria avventura del processo di integrazione europea. E questa volta non soltanto con i soliti stanchi rituali cui ci aveva abituato negli anni scorsi, ma con decisioni concrete e una gran voglia di farsi sentire.

Al di là delle parole, basta ricordare alcuni fatti della scorsa settimana: prima il lancio di una maratona mondiale per il reperimento di 7,5 miliardi di euro da destinare alla ricerca in materia sanitaria con l’obiettivo di realizzare al più presto un vaccino, bene comune per tutta l’umanità.

Per un momento era parso che la festa potesse venire rovinata dall’intervento della Corte costituzionale tedesca, la Corte di Karlsruhe, intervenuta a gamba tesa, in un colpo solo, contro la politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea (BCE) e, più ancora, contro la Corte Europea di Giustizia, accusata di aver espresso giudizi insostenibili in merito alla stessa politica monetaria della BCE. Una vicenda che rimarrà nella storia dell’Unione come il tentativo, prontamente respinto al mittente, da parte di una Corte nazionale di prevaricare rispetto alla superiore giurisdizione europea, con il rischio di innescare una crisi istituzionale di cui non si avverte proprio il bisogno. Alla Corte di Karlsruhe ha risposto seccamente la Corte europea, rivendicando il proprio ruolo e difendendo le proprie sentenze e una risposta altrettanto perentoria è arrivata dalla BCE, decisa a proseguire sulla sua strada e rispondere del suo operato alle Istituzioni europee, il Parlamento e la Corte di Giustizia. Un pericolo di invasione di campo sventato nell’immediato, ma che segnala ancora una volta l’ostilità di alcuni ambienti, non solo tedeschi, alle regole comunitarie e, in questo caso, a quell’indipendenza della Banca centrale voluta con forza particolare, al momento della sua creazione, proprio dalla Germania sul modello della Bundesbank tedesca. Ciò detto, è prematuro liquidare la vicenda come un’autorete dell’area conservatrice tedesca, anche perché altre Corti nazionali potrebbero riprovarci, intervenendo sulle Banche centrali nazionali, come adesso è avvenuto per la Banca centrale tedesca, messa sotto pressione davanti al Bundestag, con l’obiettivo di raffreddarne il contributo in seno alla BCE.

Ma forse il regalo più significativo che l’UE si è fatta per il suo settantesimo compleanno è da considerarsi l’accordo raggiunto venerdì scorso dall’Eurogruppo, quello dei diciannove ministri delle finanze della zona euro che, dopo difficili negoziati che opponevano i Paesi “rigoristi” del nord, con l’Olanda in testa ma la Germania appena un passo dietro, ai Paesi periferici dell’UE, in crescenti difficoltà con le loro finanze pubbliche. Questo spiega l’enfasi, solo in Italia esasperata con i toni che conosciamo, sulla vicenda del Meccanismo europeo di stabilità (MES), il vecchio Salva-Stati creato tra il 2011 e il 2012 e trasformato in occasione della pandemia in uno strumento di sostegno alle spese, dirette e indirette, in materia sanitaria, con prestiti ad interessi agevolati dello 0,115 % con rimborso a scadenza decennale e senza condizionalità aggiuntive. Insieme a questa decisione, che rende disponibili fin da subito 240 miliardi di euro per l’UE, 36 miliardi per l’Italia , è stato dato semaforo verde al programma SURE a sostegno delle misure di Cassa integrazione in Europa, con un volume di 100 miliardi, e a una dotazione in grado di attivare 200 miliardi di finanziamenti alle imprese da parte della Banca europea per gli investimenti (BEI). 

Toccherà adesso all’Italia e agli altri Paesi UE decidere come avvalersi di queste risorse, in attesa che nuove più importanti misure vengano attivate con il “Piano per la ripresa” annunciato nel corso di questo mese. Difficile sostenere adesso che l’Europa ci lascia soli, salvo che siamo noi a voler fare da soli giudicando, come sembra tentata di fare una componente della maggioranza di governo, “inadeguato” il MES. Da chiedersi chi sia “inadeguato” in una circostanza come questa.         

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