2024, quali novità sul fronte occidentale

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Continuerà ad essere una lettura di drammatica attualità quella del romanzo, di oltre cent’anni fa, dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque sull’assurdità della guerra, ma il titolo, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, dovrà essere rivisto per il 2024 che ci attende. Cominciando col chiederci cosa significhi “Occidente” e quale ne sia il perimetro.
È consuetudine considerare “Occidente” l’area collocata sulle due sponde dell’Atlantico settentrionale e, per estensione politica e culturale, con l’aggiunta di Australia e Nuova Zelanda che qui tralasciamo.
Due gli epicentri dei terremoti possibili in questo pezzo di Occidente: gli USA, con le elezioni presidenziali a novembre e l’Europa, con le elezioni del Parlamento europeo a giugno, le elezioni nel Regno Unito e, purtroppo, la guerra in Ucraina.
Purtroppo non ci sono segni che annuncino una pace ai confini dell’Unione Europea, né in Ucraina né in Palestina, con conflitti che continueranno a moltiplicare le vittime, in particolare tra i civili, e a distruggere città, creando masse di profughi.
Al di là dell’oceano gli Stati Uniti vivono una stagione di grande sviluppo economico, ma con forti rischi per un tessuto democratico minacciato da estremismi che potrebbero peggiorare se alla Casa Bianca dovesse tornare Donald Trump. Un ritorno che potrebbe sconvolgere i rapporti con l’UE e la stessa Alleanza atlantica (NATO), con conseguenze drammatiche per l’Ucraina.
In Europa sono previste elezioni politiche nel Regno Unito con la prospettiva di una possibile sconfitta dell’attuale governo conservatore e utili ripensamenti sulle conseguenze prodotte dal malaugurato azzardo di Brexit.
Saranno particolarmente importanti per il nostro futuro le elezioni per il Parlamento europeo, in programma per l’Italia il prossimo 9 giugno. Già abbiamo avuto modo di valutarne l’impatto dalla campagna elettorale in corso in Italia, mentre non passa giorno senza vedere all’opera tra le forze politiche forti contrasti su sensibili nodi europei.
È destinata a durare la polemica sulla mancata ratifica del “Meccanismo europeo di stabilità” (MES), che peserà sui futuri rapporti con i nostri partner, delusi per la mancata solidarietà europea da parte di un Paese che da questa aveva ricevuto molto, come nel caso del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR).
Non è escluso che la “follia” – parola di Romano Prodi – del Parlamento italiano si ripercuota sulla futura gestione del “Patto di stabilità”, riducendo i limitati margini di flessibilità consentiti all’Italia per il rientro dal suo colossale debito pubblico.
Non saranno però necessariamente questi i temi più caldi della contesa elettorale, troppo complessi per fare presa sull’elettorato. È più probabile che la parte del leone la facciano il tema dell’immigrazione e quello delle politiche ambientali, delle quali le forze politiche stentano ad assumere i costi.
L’immigrazione sarà il cavallo di battaglia dei sovranisti di destra e di estrema destra, come già avvenuto con alterni risultati nelle elezioni polacche, olandesi e spagnole e con l’adozione in Francia della discutibile legge sui migranti, approvata anche con il voto favorevole dell’estrema destra di Marine Le Pen. Non sarà una sorpresa se il tema migranti si troverà al centro della campagna elettorale italiana, purtroppo senza una visione di lungo periodo per un Paese che invecchia e che registra crescenti carenze sul mercato del lavoro, per non parlare dell’indebolimento dei diritti dei migranti, visto anche il varco aperto dall’UE con il recente “Piano migrazione”.
Non mancherà nella contesa elettorale il tema della transizione ecologica con le ormai urgenti e costose misure da adottare per contrastare il cambiamento climatico. In proposito il governo italiano si è già ripetutamente segnalato per orientamenti in favore di rinvii e deroghe sull’entrata in vigore di misure vincolanti, precedentemente concordate in sede europea. Ma si sa che si sollecita il voto per la prossima scadenza elettorale e non per il futuro del pianeta e per le generazioni che ne soffriranno le conseguenze devastanti.
Se nel 2024 non ci sarà una svolta per proteggere noi, i migranti e la Terra che ci ospita, allora l’Occidente tornerà al suo significato originario, quello di un orizzonte dove il sole – e il futuro – tramonta.

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