USA: quattro anni di assedio alla democrazia

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Che la più grande democrazia del mondo fosse in pericolo lo si sapeva già da quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca nel 2016.  La sua arroganza di magnate dell’immobiliare, il suo populismo, la sua rozzezza nel distruggere sistematicamente tutto quello che aveva lasciato il suo predecessore democratico Barack Obama, la sua insofferenza alle regole, al diritto e alla democrazia, la sua rozzezza nei negoziati e nei rapporti con il resto del mondo e la sua brutalità nel difendere l’”America first”, sono stati il filo conduttore della sua presidenza. 

Si è sempre sperato, dentro e fuori gli Stati Uniti, con inquietudine ma anche con una certa condiscendenza nei confronti di Trump, che le solide Istituzioni americane avrebbero fatto da argine agli squilibri politici del Presidente, senza immaginare che lo stesso Presidente, nel suo ostinato rifiuto di accettare la sconfitta elettorale, urlando ai brogli, sarebbe arrivato al punto di lanciare i suoi sostenitori, orde armate e scatenate di ultrà, all’assalto del Campidoglio di Washington, cuore della democrazia americana. Primo tragico risultato, 5 vittime e tanti feriti.

Sono state cinque ore che hanno tenuto l’America e il mondo con il fiato sospeso, increduli nel vedere in diretta la violazione delle Istituzioni, la loro inaspettata fragilità e la poca protezione di cui godevano. Non solo, cinque ore in cui il barbaro attacco al Congresso è coinciso con la vittoria dei democratici al Senato, confermando in tal modo la sconfitta di Trump su tutta la linea : alle presidenziali, alla Camera e al Senato. 

Malgrado questa vittoria democratica, è indubbio che la democrazia americana è stata ferita, colpita nella sua essenza da un Presidente che, con questo ultimo insostenibile atto, ha consegnato al suo successore un Paese irriconoscibile, diviso e attraversato da un crescente odio populista e razzista, spaccato fra chi rispetta l’ordine costituzionale e la giustizia e chi si abbandona al complottismo. 

Joe Biden si ritrova di fronte ad un’enorme sfida. Sul versante della politica interna non sarà facile ricomporre una società così disorientata, all’interno della quale il partito repubblicano è alla deriva e in preda a convulsioni per ritrovare dignità e credibilità, mentre il partito democratico soffre di pericolose divisioni interne. Come rimettere sotto i riflettori i valori della giustizia e del rispetto dei diritti in una società multietnica, quando ha preso insidiosamente piede il male del sovranismo e della difesa identitaria? Come ricomporre le fratture sociali e sanitarie che si sono approfondite in questi ultimi tempi e quale respiro può avere  un’economia ed un mercato del lavoro in affanno e in preda ad una severa pandemia di Covid 19?

Anche sul versante esterno, la sfida per Biden, dopo l’assalto al Congresso, diventa molto più problematica. La credibilità degli Stati Uniti sulla scena internazionale è senz’altro indebolita nei confronti di quei Paesi che poco o nulla hanno a che fare con la democrazia. Cina, Russia, Turchia, Iran e altri Paesi hanno visto in diretta la fragilità della democrazia americana, trovando legittimazione ai loro sistemi e ai loro regimi e lasciando senza tante speranze coloro che credevano in un sostegno democratico dell’Occidente. E come riuscirà Biden a dar vita e spessore al Vertice mondiale sulla democrazia, previsto per quest’anno? 

L’assalto al Congresso apre scenari molto più complessi del previsto. E’ un richiamo molto forte a tutti i Paesi, e all’Europa in particolare, per dire che la democrazia va protetta e salvaguardata. Ed è forse in questa prospettiva che la stessa Unione Europea potrebbe ricoprire, a livello globale, un ruolo più importante e decisivo, senza scendere a compromessi per interessi economici o commerciali.

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