Una rete europea contro la povertà  

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«Abbiamo creato un modello di società   in cui le persone devono assumersi sempre maggiori rischi individuali, in cui i nostri sistemi di sicurezza non sono più così forti e molti posti di lavoro sono sempre più insicuri: in conseguenza di tutto cià², molte persone diventano povere». Sono parole di Fintan Farrell, direttore dell’European Anti Poverty Network (EAPN), la rete europea indipendente di organizzazioni non governative e gruppi che fin dal 1990 è impegnata nella lotta alla povertà   e all’esclusione sociale con referenti in 25 Paesi europei. Con Farrell abbiamo parlato del significato dell’Anno europeo appena iniziato, della povertà   in Europa in periodo di crisi, delle strategie e delle iniziative necessarie per contrastare la povertà   e l’esclusione sociale e soprattutto per prevenirle.

Il 2010 è l’Anno europeo della lotta alla povertà   e all’esclusione sociale, e forse mai come questa volta un Anno europeo si trova purtroppo a essere in piena sintonia con la realtà   contingente. Ma cosa significa oggi «povertà  » nell’Europa comunque benestante, del consumismo e del welfare?
Per l’Europa quella della povertà   è una definizione relativa e in base ad essa una persona vive in condizioni di povertà   se non ha accesso a beni e servizi che le altre persone nella società   considerano normali, scontati, garantiti. C’è poi un altro modo di analizzare il problema, secondo il quale la soglia di povertà   è definita in base alle persone che vivono al di sotto del 60% del reddito medio. In base a ciಠi dati ci dicono che ci sono circa 80 milioni di persone in Europa che vivono in condizioni di povertà  . Si tratta di un numero enorme di persone che in Europa si confrontano quotidianamente con il problema della povertà  . E questo numero è rimasto decisamente costante nella popolazione europea nel corso degli ultimi anni. Sappiamo inoltre che l’attuale crisi contribuisce ad aumentare il fenomeno della povertà   e che negli ultimi 20-30 anni il livello di ineguaglianza è aumentato drasticamente in tutto il mondo e anche nei Paesi europei. Questo è il contesto nel quale l’Anno europeo per combattere la povertà   deve partire per introdurre politiche che abbiano un impatto reale e possano invertire la tendenza, al fine di ridurre il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà   e contrastare l’abbassamento del livello di dignità   e qualità   di vita.

Le stime ufficiali sul numero di persone a rischio di povertà   in Europa sono perಠprobabilmente in difetto, perchà© non considerano ancora le ripercussioni della crisi economica e il suo reale impatto sociale…
Sì, credo che la crisi attuale contribuisca ma soprattutto credo si debba considerare come la crisi economica e dell’occupazione in una certa misura sia la conseguenza e il risultato della crescita di un sistema di ineguaglianza e ingiustizia che si è verificato nel modo a partire dagli anni Settanta. àˆ aumentata enormemente la distanza tra le persone che lavorano ai vertici delle nostre società   e le persone comuni, e in una certa misura la crisi ha ulteriormente ridotto il potere d’acquisto delle persone accrescendo il sistema di disuguaglianza nelle società  . Naturalmente questo rende molto più duro e critico lo sforzo di combattere la povertà  , anche perchà© i giovani che terminano la loro formazione scolastica hanno sempre maggiori difficoltà   ad avere accesso al lavoro. Sappiamo poi che in tutta Europa negli ultimi 10 anni è cresciuta la sensazione nella gente che la vita è più precaria e che ci confrontiamo con una società   nel suo insieme in cui c’è più precarietà   e in cui la solidarietà   è lasciata fuori dall’agenda politica. Tutto ciಠnon fa che rendere ancor più difficile e preoccupante la situazione generale.

In una fase di recessione, come quella attuale, cresce il rischio di povertà   per tutte le persone con impieghi precari e «atipici» (sempre più «tipici»), specialmente giovani, donne e immigrati, mentre aumenta il numero di disoccupati, di «lavoratori poveri» e di passaggi dalle classi medio-basse alla povertà  . Ritiene che in Europa si stiano pagando a caro prezzo le politiche liberiste portate avanti dall’Ue e dai suoi Stati membri negli ultimi anni?
Beh, ritengo che abbiamo creato un modello di società   in cui le persone devono inevitabilmente correre, assumersi sempre maggiori rischi individuali, in cui i nostri sistemi di sicurezza non sono più così forti, in cui sono stati creati molti posti di lavoro insicuri e in conseguenza di tutto ciಠmolte persone diventano povere. E penso che non abbiamo dato la giusta importanza al compito di mantenere costante un alto livello di protezione sociale, di mantenere condizioni dignitose di lavoro e di vedere che è necessario imporre un sistema più equo, perchà© un sistema più equo è meglio per tutti. Purtroppo queste preoccupazioni non sono state mai tra le priorità   delle agende politiche nel periodo di crescita economica. Questo è il motivo per cui non siamo stati in grado di ridurre il numero di persone in povertà   e di ridurre l’ingiustizia e l’ineguaglianza, perchà© non c’è stata una chiara volontà   politica mentre invece tutte le parti politiche dovrebbero collaborare per raggiungere questi obiettivi. àˆ fuori da ogni dubbio che gli obiettivi di sradicare la povertà   e ridurre l’ineguaglianza non sono stati certo le priorità   dei governi a livello europeo negli ultimi anni.

Il vostro network dice che questo Anno europeo dovrebbe «segnare una differenza»: come? Quali azioni ritenete più importanti ed efficaci per combattere la povertà   e l’esclusione sociale?
L’European Anti Poverty Network lavora per mantenere alta l’attenzione sull’Anno europeo di lotta alla povertà   e all’esclusione sociale proprio perchà© è il primo anno nella vita delle nuove istituzioni europee: abbiamo un nuovo Parlamento, una nuova Commissione, nuovi responsabili di queste istituzioni, inoltre in questo periodo verranno decisi gli elementi chiave delle strategie per gli obiettivi da raggiungere entro il 2020. La prima cosa che vogliamo vedere nel documento per la Strategia dell’UE per il 2020 è l’altissima priorità   data alla lotta alla povertà   e alla disuguaglianza. Più concretamente, pensiamo sia anche possibile sviluppare delle direttive sull’aliquota del reddito minimo, non parliamo di salario minimo ma di reddito minimo, di creare benefits sociali come ultima risorsa. Tutto ciಠsignifica che i Paesi devono cooperare per ottenere questo livello di protezione sociale e questo è anche positivo perchà© crea le basi per poter lavorare ad obiettivi più alti e successivamente lavorare all’inversione della tendenza all’aumento della povertà   in Europa, quindi si puಠguardare anche alla qualità   di questa misura. Questi sono alcuni esempi concreti di come si puಠlavorare nel corso di questo Anno europeo.

Oltre ai responsabili politici, qual è il ruolo della società   civile, delle ONG e delle singole persone nella lotta alla povertà   e all’esclusione? Com’è possibile evitare che le azioni di solidarietà   continuino a colmare le carenze delle autorità   pubbliche e fare in modo invece che le questioni della povertà   e dell’esclusione sociale entrino permanentemente nelle agende politiche di tutti i livelli di governo?
Esiste una grande quantità   di informazioni disponibili che dicono che i cittadini ritengono che la povertà   e l’esclusione sociale sono fenomeni largamente diffusi nei Paesi europei e che essi hanno una forte aspettativa riguardo al ruolo che le istituzioni europee devono svolgere nel dare una risposta al fenomeno, ben sapendo comunque che ci sono anche responsabilità   locali e a livello nazionale. Si puಠdire dunque che esiste un vasto supporto pubblico per l’adozione di misure politiche più drastiche nel combattere la povertà  , la disuguaglianza e l’esclusione sociale e tutti i metodi di lotta devono essere utilizzati per raggiungere i rappresentanti parlamentari, i media e i rappresentanti politici a livello locale. Quindi ciascuno puಠe deve fare la sua parte nel diffondere il messaggio che una società   più equa è un bene e un vantaggio per tutti. Poi ci sono organizzazioni non governative come la nostra che cercano di portare avanti proposte chiave per ottenere dei progressi durante il 2010: ci sono campagne come quella che abbiamo lanciato sul reddito minimo e molti eventi organizzati lungo tutto il 2010 a livello locale, nazionale ed europeo ai quali i cittadini possono partecipare, come si puಠvedere sul sito web www.endpoverty.eu. Ci sono quindi vari modi in cui la società   civile puಠpartecipare ed essere coinvolta e verificare così se la politica e le istituzioni stanno effettivamente affrontando le priorità   per combattere la povertà  .

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