Un Presidente garante dell’Unità d’Italia e dell’Europa

Dodici Presidenti in meno di settant’anni di vita della Repubblica sono un primo segnale di stabilità nella storia politica recente d’Italia, che ha visto alternarsi governi a ritmi accelerati, con una durata media molto ridotta.

Anche per questa ragione vale la pena soffermarsi sull’importanza che riveste nel tempo il Quirinale per la vita del Paese e per le sue relazioni internazionali.

Del primo aspetto molto si è già detto e molto si dirà ancora, tenuto conto della relativa fragilità del quadro politico italiano e i possibili scossoni che potrebbe subire all’indomani del voto per il Quirinale, del quale gli avversari del Partito democratico hanno contestato il metodo quando non il merito.

Minore attenzione è invece stata dedicata al ruolo del Capo dello Stato sul versante esterno, nei confronti in particolare dell’Europa e del complesso delle relazioni internazionali.

Quale garante del rispetto della Costituzione, il Capo dello Stato avrà ben presente il dettato di quell’articolo 11 della Costituzione che in tre soli paragrafi delinea con chiarezza il perimetro della relazioni internazionali dell’Italia.

Il primo comma per affermare che l’Italia “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…”, il secondo per stabilire che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni” e il terzo per ricordare che la Repubblica “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali…”.

È nella tradizione consolidata della Repubblica il rispetto di questo dettato costituzionale al quale hanno da sempre contribuito, nei limiti dei loro poteri, i nostri Presidenti, con maggiore o minore rilevanza a seconda delle congiunture storiche, nelle quali non è mai venuto meno l’impegno per costruire l’unità europea e la fedeltà alle alleanze, quella atlantica in particolare.

L’impegno in favore dell’unità europea, sulla scia del Presidente Luigi Einaudi, è stata una costante del Quirinale, in particolare nelle persone di Carlo Azeglio Ciampi e di Giorgio Napolitano, gli immediati predecessori di Sergio Mattarella. Due grandi Presidenti della Repubblica, con consolidate esperienze internazionali e una personale credibilità in Europa e presso gli USA, che hanno contribuito a tenere vivo nel concerto internazionale il ruolo dell’Italia in stagioni di instabilità politica interna e di pericolose tensioni a livello mondiale.

Non c’è motivo di temere che diversamente si comporterà il nuovo Presidente della Repubblica, nonostante la sua minore visibilità internazionale e il suo profilo riservato e ancora in gran parte da scoprire. Garantisce per lui, oltre la sua storia personale, la famiglia politica da cui proviene, quel cattolicesimo democratico che ha dato alla straordinaria avventura dell’unità europea nomi come De Gasperi, Moro e Prodi, solo per citarne alcuni, e che ha fatto dell’europeismo una bandiera italiana convinta e tenace.

Toccherà a Sergio Mattarella difendere quella bandiera in una stagione difficile per l’Europa, minacciata all’interno da nazionalismi e populismi di diverso colore e all’esterno da crescenti focolai di conflitti armati e dalle follie del terrorismo. Non v’è dubbio che l’alto profilo etico del nuovo Presidente, la sua coerente azione politica in favore della giustizia e della pace e la sua fedeltà allo Stato di diritto saranno una garanzia non solo per l’Italia ma anche per l’Europa, dove il nostro Paese non deve perdere la credibilità che sta recuperando in questi ultimi anni.

Da tutti noi un augurio a Sergio Mattarella perché, oltre ad essere garante dell’unità nazionale, sia anche garante per noi dell’unità europea.

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