Un abbraccio mortale con il Sultano

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Non è facile interpretare e capire quali saranno sul lungo periodo le ricadute delle nuove decisioni che l’Unione Europea si appresta a prendere per quanto riguarda la gestione del problema dei rifugiati e degli immigrati. Sono decisioni che riguardano migliaia di uomini, donne e bambini che da alcuni anni a questa parte bussano disperatamente alle sue porte, fuggono da guerre e violenze e rischiano la vita per un ipotetico futuro migliore.

Eravamo ormai abituati, purtroppo, a Vertici in cui i ventotto Stati membri , con un cinismo irresponsabile e quasi incuranti delle guerre e del terrorismo che scuotono le frontiere a sud del Mediterraneo, si affrontavano su lembi di solidarietà per spartirsi alcune migliaia di profughi; capitava anche che si impietosissero per un momento quando le tragedie in mare si portavano via troppe vittime alla volta, ma è successo anche che, alla ricerca di una rotta alternativa al mare, tipo la rotta dei Balcani, i profughi si ritrovassero di fronte muri e filo spinato , intrappolati fra nuove e insuperabili frontiere che, oltre a mettere fine al sogno di raggiungere una meta sicura, non rispettavano nemmeno il sacrosanto diritto alla protezione internazionale e all’asilo.

Difficile e doloroso, per molti cittadini europei, assistere alla scrittura di queste pagine di storia dell’Unione Europea, dove i valori fondanti dei diritti, della solidarietà e dell’accoglienza vengono messi a dura prova e dove pezzi importanti della storia di integrazione, come l’accordo di Schengen e l’abbattimento delle frontiere interne, sono rimessi pesantemente in discussione.

Purtroppo, come detto all’inizio, l’Unione Europea sta per compiere un ulteriore passo avanti in questa sua drammatica non-politica dell’immigrazione. Incapace di affrontare il fenomeno con unità, dignità, con politiche adeguate e senza i continui ricatti di imminenti elezioni nazionali, l’Unione sta infatti per affidare alla Turchia il compito di gestire i flussi migratori che si orientano verso le sue frontiere.

Un compito che l’Unione dovrà pagare a caro prezzo, e non solo finanziariamente. Il contenuto dell’accordo, che dovrà essere ridiscusso al prossimo Vertice del 17-18 marzo prossimi è semplicemente, da parte dell’Unione Europea, una resa pura e semplice di fronte al diritto d’asilo e un ripiegamento totale all’interno della sua fortezza ; da parte turca si tratta invece di un calcolato e pesante ricatto nei confronti di un’Unione Europea debole, divisa e incapace di far fronte ad una delle più importanti sfide di questi ultimi anni.

Per bloccare il flusso verso i nostri Paesi, l’accordo prevede infatti che l’Unione Europea possa espellere in massa verso la Turchia tutti i migranti, rifugiati e richiedenti asilo che arrivano in Grecia. Le richieste d’asilo saranno esaminate direttamente dalla Turchia, dichiarata nel frattempo “Paese sicuro” e per ogni migrante riaccolto da Ankara, ne corrisponderà uno ricollocato in Europa. Insomma è come dire che non rimane più nulla del nostro diritto d’asilo.

La Turchia, per stare al macabro gioco, non ha esitato ad alzare il prezzo: 6 miliardi di Euro per gestire i flussi, la soppressione dei visti d’ingresso in Europa per i 90 milioni di cittadini turchi e la ripresa dei negoziati d’adesione. Un vero ricatto che pone l’Unione di fronte ad imbarazzanti prospettive : nelle mani di Erdogan, la Turchia sta infatti vivendo una deriva dittatoriale e islamista e una progressiva soppressione delle libertà fondamentali.

Non solo, ma la prospettiva della conclusione dell’Accordo UE-Turchia ha fatto anche suonare un campanello d’allarme a livello dell’ONU. L’Alto Commissario per i Rifugiati lo ha chiaramente detto di fronte al Parlamento Europeo in questi termini : “Sono profondamente preoccupato per qualsiasi accordo che comporterebbe un ritorno indiscriminato di tutti, senza la salvaguardia delle protezioni garantite dal diritto internazionale, (…)” .

Una preoccupazione giustificata per un Accordo che violerebbe non solo il diritto europeo (Accordo di Dublino in particolare) ma cancellerebbe anche la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea.

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