Ucraina e 25 aprile: il senso della Liberazione

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Non è stato quest’anno un 25 aprile sereno e difficilmente poteva esserlo vista la guerra in corso in Europa e le polemiche registrate in Italia, la prima ragione infinitamente più rilevante delle seconde.

Capita spesso che in politica si perda il senso delle proporzioni, ingigantendo problemi minori mentre altri più importanti vengono trascurati.

Per fare un solo esempio per il nostro Paese stride l’enfasi sulla riforma fiscale del catasto sulla “sacra” proprietà della casa mentre, non lontano da casa nostra, altre case sono sistematicamente distrutte, moltiplicando con ferocia migliaia di vittime civili.

Almeno altrettanto fuori misura sono le polemiche su quanto la resistenza ucraina assomigli alla resistenza che in Italia ci ha portato alla liberazione dal nazifascismo e ci ha dato la nostra Costituzione repubblicana.

C’è leggerezza nel voler paragonare eventi di diversa natura, avvenuti in contesti storici e politici differenti, per alimentare le riflessioni sulla guerra, come se argomenti per una condanna senza se e senza non bastasse, vedendo quello che sta avvenendo in Ucraina, scadendo in un esercizio da salotto trasferito nei talk show televisivi dove si esibiscono esperti spesso improvvisati.

L’invasione russa in Ucraina basta e avanza per convincerci di quanto sia urgente e decisivo per il nostro futuro cercare di liberarci dalla guerra e dalle dittature che l’hanno provocata e che domani potrebbero tornarlo a fare anche dentro i confini dell’Unione Europea, mettendo fine a una tregua che in casa nostra – ma non agli immediati nostri confini – durava da oltre settant’anni, al punto di illuderci che sarebbe naturalmente durata sempre.

Adesso che quella fragile pace è finita, e che altre nubi pesanti si profilano all’orizzonte, sarebbe ora di mettere da parte inutili polemiche e trovare la strada della coesione, quella che sola potrà produrre una liberazione dal pericolo di vedere indebolirsi le nostre democrazie, già fragili anche senza guerra, che l’aggressione russa rischia di riprodurre a macchia d’olio anche al di là dell’Ucraina.

Il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 77° anniversario della liberazione il 25 aprile 1945, “data fondativa della nostra democrazia”, lo ha ricordato con chiarezza. “L’incendio appiccato alle regole della comunità internazionale appare devastante; destinato a propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermarlo subito, scongiurando il pericolo del moltiplicarsi, dalla stessa parte, di avventure belliche di cui sarebbe difficile contenere i confini. Per tutte queste ragioni la solidarietà, che va espressa e praticata nei confronti dell’Ucraina, deve essere ferma e coesa. E’ possibile che questo comporti alcuni sacrifici. Ma questi avrebbero portata di gran lunga inferiore rispetto a quelli che sarebbe inevitabile subire se quella deriva di aggressività bellica non venisse fermata subito”.

In questa drammatica congiuntura l’Unione Europea non ha tempo da perdere: non basta aver risposto meritoriamente all’emergenza umanitaria, è necessario ed urgente una sua forte iniziativa politica per contribuire a promuovere al più presto una tregua che consenta l’avvio di trattative di pace nelle quali l’UE deve essere protagonista.

Sarà bene non dimenticare quanto l’Unione Europea sia stata assente, se non peggio, nel caso delle guerre balcaniche e come quelle tragiche vicende, profondamente radicate nel nostro continente, siano state risolte – ohimè solo provvisoriamente – dalla pace di Dayton, concordata nel novembre 1995 non in Europa ma nell’Ohio, non a caso in una base militare americana, salvo poi cercare di salvare la faccia firmando ufficialmente l’accordo a Parigi un mese dopo, tentando inutilmente di farlo passare alla storia sotto il nome di “Protocollo di Parigi”.

Una messinscena che non ha ingannato nessuno.

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