Trump e la diplomazia dell’insulto

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In visita di Stato nel Regno Unito per tre giorni e in attesa di partecipare alle commemorazioni del 75mo anniversario dello sbarco in Normandia, il Presidente americano Trump ha, ancora una volta, dato prova della sua diplomazia dell’insulto, della sua rozza ingerenza nella vita politica inglese ed europea e della sua smania di concludere sostanziosi accordi commerciali a tutto vantaggio, probabilmente, dell’”America first”.

E’ stata una visita non proprio gradita a tanti inglesi, a giudicare dalle manifestazioni che hanno attraversato le vie di Londra, fatta soprattutto in un momento di grande disorientamento e fragilità del Paese, ancora in piena incertezza sulla Brexit a tre anni dal referendum, con una Premier, Theresa May, dimissionaria e una competizione in corso, fra i conservatori, per la sua sostituzione.

E’ in questo contesto e clima che il Presidente Trump ha fatto irruzione sulla scena politica inglese, iniziando con l’inviare il suo primo insulto al sindaco di Londra, Sadiq Khan, tacciandolo di “povero perdente”. Ma il peggio della diplomazia di Trump, al di là degli insulti,  non si è fatta attendere e i temi trattati non erano certo da poco. In primo luogo, il Presidente americano, in linea con la sua aperta politica conflittuale nei confronti dell’Unione Europea, non ha esitato a consigliare a Theresa May di concludere Brexit senza nessun accordo, uscendo semplicemente dall’UE sbattendo la porta. L’ingerenza non si è fermata qui : Trump non ha avuto il minimo scrupolo diplomatico nel sostenere, con grandi lodi, i “suoi amici”  Boris Johnson, in lista per la leadership del partito conservatore e Nigel Farage, leader della destra del Brexit Party.

Tuttavia, la visita di Stato nel Regno Unito è stata soprattutto un’ occasione per proporre a Londra un grande futuro commerciale comune, una partnership bilaterale dalle “enormi possibilità” e che punta sul fatto che, dopo la Brexit, e soprattutto se questa dovesse concludersi con un “no deal” , Londra dovrà cercare nuovi mercati per le sue merci e per i suoi servizi. Una proposta allettante, ma che nasconde tuttavia un aspetto inquietante per gli inglesi : il Presidente Trump ha fin dall’inizio messo in chiaro che un futuro accordo dovrà includere anche il settore della sanità pubblica britannica, facendo pesare il timore di una privatizzazione che andrebbe certamente a vantaggio delle multinazionali americane.

Ed infine, il Presidente Trump, ha toccato la sensibile corda della sicurezza nazionale, mettendo sul tavolo, con tono minaccioso, il problema del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei e chiedendo a Londra di escluderlo dalla creazione della rete 5G in Gran Bretagna. Un tema che peserà sempre più sulle relazioni, già sufficientemente conflittuali, anche fra Unione Europea e Stati Uniti.

Al termine della visita, Trump si è recato alle celebrazioni del 75 anniversario dello sbarco in Normandia, dove si sono consumate parole di amicizia, di alleanza, di cooperazione e di forti legami atlantici. Parole che non sono riuscite tuttavia a nascondere la distanza che separerà sempre più l’Europa dagli Stati Uniti.

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