Tensione alle stelle in Medio Oriente

52

In un clima che da mesi diventava sempre più incandescente, l’uccisione da parte degli Stati Uniti del Generale iraniano Qassem Soleimani ha segnato un ulteriore e pericoloso passo avanti nelle tensioni fra Teheran e Washington.  Sembra infatti che quel precario equilibrio mantenuto fino a pochi giorni fa per non superare una fatidica linea rossa sia stato definitivamente rimesso in gioco, aprendo in tal modo la prospettiva di incerti e nuovi scenari di crisi, sia a livello regionale che a livello internazionale.

L’assassinio del Generale rappresenta  un colpo inferto al cuore del potere iraniano e benché le giustificazioni di Trump siano state quelle di reagire all’attacco dell’ambasciata americana a Baghdad e, nell’ottica di una difesa preventiva, di voler “fermare una guerra” alle porte,  certo è che gli Stati Uniti hanno invece creato le condizioni per una guerra aperta in Medio Oriente. 

Si potrebbe tentare di capire le ragioni di una tale e grave decisione da parte di Trump, visto il ruolo di primo piano svolto dal Generale Suleimani sia sul piano interno al potere in Iran, sia su quello esterno e in particolare sullo scacchiere regionale. Si tratta di un’uccisione che si inserisce nella strategia della massima pressione sull’Iran, praticata dal Presidente statunitense fin dall’uscita dall’accordo sul nucleare e continuata con le pesanti sanzioni economiche che stanno mettendo in gravi difficoltà il Paese e la sua popolazione. Trump, ormai entrato in campagna elettorale, ha giocato quindi una carta forte, quasi definitiva con l’Iran, mettendo praticamente fine alla possibilità di un dialogo o di un  negoziato fra Washington e Teheran e togliendo di mezzo l’uomo che più di ogni altro, da anni a questa parte, era l’artefice della presenza iraniana sciita nella regione, dall’Iraq, al Libano e alla Siria.

Le conseguenze di un’azione cosi’ carica di rischi, e senza giustificazione nel diritto internazionale umanitario, sono per il momento imprevedibili, ma aprono certamente possibilità di manovra a tutti gli attori, iraniani e regionali, ostili alla presenza degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’Iran, profondamente scosso, ha promesso che l’assassinio del Generale non rimarrà impunito, facendo salire naturalmente il livello di una temibile escalation. E gli obiettivi iraniani potrebbero non limitarsi agli interessi statunitensi nella regione, ma potrebbero colpire anche gli alleati USA, quali Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. E, ad indicare il livello di tensione raggiunto, è la decisione di Trump, contraddicendo precedenti dichiarazioni, di inviare consistenti rinforzi militari nella regione. 

Sta di fatto che la prima reazione è la dichiarazione di Teheran di non rispettare più gli impegni presi con l’accordo del 2015 sullo sviluppo del nucleare e quindi di non porre limiti all’arricchimento dell’uranio. Un accordo faticosamente elaborato negli anni con la comunità internazionale, Stati Uniti compresi, e che lasciava presagire prospettive di distensione nei rapporti, conflittuali ormai da circa quarant’anni, fra USA e Iran. Evidentemente tali prospettive non erano nelle intenzioni politiche di Trump.

Colpisce infine il timido richiamo dell’Unione Europea a disinnescare le tensioni e ad evitare un’ulteriore escalation. Sono purtroppo di nuovo le divisioni interne e le politiche nazionali ad affrontare, in ordine sparso e con prudente attenzione ai rispettivi interessi, una situazione cosi’ incandescente e che si consuma nel vicino Medio Oriente.

Articolo precedenteItalia ed Europa nel messaggio di Mattarella
Articolo successivoAPICE e il futuro dell’Europa: nasce “Europa Anno Zero”
Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here