Sondaggio UE: gli europei e l’ambiente

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Secondo un recente sondaggio realizzato dalla Commissione Europea il 90% della popolazione esprime forti preoccupazioni per l’ambiente e sono molti coloro che ritengono che un uso più efficiente delle risorse naturali e la protezione dell’ambiente possano favorire la crescita nell’UE chiedendo quindi sia un intervento di natura normativa sia lo stanziamento di fondi ad hoc.
Il commissario per l’Ambente Janez Potoàƒâ€žà‚nik ha sottolineato che dal sondaggio emergono «fatti e non buone intenzioni» citando i dati secondo i quali «due europei su tre dichiarano di aver fatto una raccolta selettiva dei rifiuti nell’ultimo mese, più della metà   si sforza di ridurre il proprio consumo di energia, 4 su 10 cercano di limitare il ricorso a prodotti usa e getta e un numero crescente di cittadini si sta convertendo a forme di trasporto più ecologiche».
Gli intervistati oltre a manifestare le loro crescenti preoccupazioni propongono anche alcune soluzioni per alleviare la pressione esercitata sulle risorse naturali: l’80% del campione propone un utilizzo più efficiente delle risorse da parte delle imprese, il 70% auspica un maggiore impegno dei governi nazionali e una percentuale di poco inferiore ritiene che i cittadini stessi dovrebbero fare di più.
I problemi ambientali percepiti come maggiormente urgenti sono: l’inquinamento dell’acqua (segnalato dal 41% degli intervistati), l’esaurimento delle risorse naturali (indicato dal 33% degli intervistati, valore in aumento rispetto a quello rilevato nell’indagine del 2007 che era pari al 26%), l’aumento dei rifiuti (33%), l’incremento dei consumi (26%) e la perdita di biodiversità   (19%).
Nonostante la crisi economica gli europei sono convinti che l’UE debba stanziare più fondi a favore della tutela ambientale sia sul proprio territorio (la pensa così l’89% degli intervistati), sia destinando risorse all’impegno ambientale dei Paesi terzi (79%).
Un ruolo importante è attribuito anche a legislazioni nazionali attente a questi aspetti (81%) e all’adozione di procedure di aggiudicazione degli appalti orientate a criteri ambientali (60%).
Resta ancora da sciogliere il nodo dell’informazione: se la maggior parte dei cittadini europei (60%) si considera bene informata sull’ambiente vi sono alcuni ambiti in cui gli intervistati segnalano carenze informative chiedendo, ad esempio, più chiarezza nell’etichettatura delle merci o maggiore informazione su questioni quali l’impatto sulla salute delle sostanze chimiche più comunemente usate, l’uso degli OGM in agricoltura, l’inquinamento agricolo dovuto a pesticidi e concimi e l’esaurimento delle risorse naturali.

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1 COMMENTO

  1. Aiuta a conservare l’ambiente.
    Anales Academia de Agronomia Argentina: 57:98 – 105. 2003

    SENIGAGLIESI, Carlos A. Desarrollo de la siembra directa en la Argentina. 57:98-105. 2003

    DESARROLLO DE LA SIEMBRA DIRECTA EN ARGENTINA

    Ing. Agr. CARLOS SENIGAGLIESI

    En primer lugar, deseo agradecer a las autoridades de la Cà¡mara Arbitral de la Bolsa de Cereales por haber instituido este premio y muy especialmente, a los miembros del Jurado por habérmelo otorgado. Quiero hacer extensivo el reconocimiento por este premio al INTA, donde me inicié profesionalmente y donde trabajé toda la vida. Lo poco o mucho que pude hacer, se lo debe a su organizacià³n, que facilità³ mi formacià³n y capacitacià³n y me dio todas las posibilidades para trabajar y a la participacià³n y colaboracià³n de una gran cantidad de personas, colegas y colaboradores con los que trabajamos juntos. Sin ellos, nada hubiera sido posible.

    Por otra parte, lo realizado en agricultura conservacionista y siembra directa no es el trabajo de una persona, sino el producto del esfuerzo de mucha gente que durante mucho tiempo y en forma silenciosa fueron aportando resultados que a lo largo del tiempo posibilità³ la difusià³n exitosa de esta tecnologà­a en el paà­s.

    Fue en 1968 cuando tuve contacto por primera vez con la Siembra Directa, que por supuesto en aquellos aà±os no se la llamaba de esa manera. En la EEA de Pergamino, trabajaba el Dr. Marcelo Fagioli, oriundo de Italia. Estudiaba el sistema radicular del maà­z, en particular, el efecto de las labranzas(superficial y profunda) sobre el crecimiento de las raà­ces. Como buen investigador, querà­a para contrastar con las parcelas aradas un testigo absoluto, sin arar, para lo cual controlaba las malezas con atrazina y 2,4 D, y sembraba el maà­z con un palo puntiagudo, como lo hacà­an los Aztecas y los Incas. Por varios aà±os venà­a encontrando que las raà­ces crecà­an casi igual y los rendimientos no eran muy diferente entre arar o sembrar directamente sin arar, controlando malezas.

    La anécdota es que cuando llegué a la EEA para incorporarme a trabajar, me organizaron una recorrida para que conociera a los distintos equipos de trabajo y me advirtieron que cuando estuviese con el Dr. Fagioli, no tomara muy en cuenta sus comentarios sobre esos resultados. No podà­a ser que se contradijera de esa manera el paradigma bà¡sico de la agricultura, esto era que para hacer crecer un cultivo habà­a que arar el suelo y sobre todo en maà­z, donde la primer recomendacià³n pasaba por “preparar una cama de siembra profunda y bien mullida”. Decà­an que algo equivocado debà­a haber en el procedimiento experimental del Dr. Fagioli . Pero ciertamente que sus investigaciones eran validas y contemporà¡neas de las primeras que se estaban realizando en USA. Si se le hubiera prestado la debida atencià³n hubiéramos ganado mucho tiempo en el desarrollo y difusià³n de la Siembra Directa…..

    RITORNO ALLA PREISTORIA.

    NASCITA DELLA “SEMINA DIRETTA”

    L’uomo divenne agricoltore quando imparò a fare piccoli buchi nel terreno ed

    a riporvi i semi. Poi qualcuno costruì una specie di aratro capace di aprire un

    piccolo solco superficiale. Poi furono inventati gli aratri veri, prima di legno,

    poi d’acciaio.

    E Newton e Leibniz insegnarono a calcolare le forze ed i movimenti delle zolle

    che si rovesciano su se stesse, coprendo di terra la vegetazione spontanea.

    Aumentò così, enormemente, la produzione agricola ma aumentò anche l’erosione

    del suolo.

    Nel 1964, io stavo già  lavorando in una Stazione Sperimentale Agricola, in

    Argentina ed avevo disegnato alcuni esperimenti per approfondire la conoscenza

    della dinamica dell’acqua nel suolo. Il disegno sperimentale comprendeva

    anche parcelle con colture seminate su terreno arato e non arato. Secondo

    quanto previsto le piante coltivate avrebbero dovuto crescere bene, nelle

    parcelle arate e male, in quelle non arate. Ricordo ancora la mattina quando

    l’incaricato del campo, con una faccia molto preoccupata, si precipitò nel mio

    ufficio e mi chiese:

    – “Dottore, come faccio io a seminare in un suolo non arato?” – Lo rassicurai

    spiegandogli lo scopo e la maniera di procedere e dicendogli che avremmo controllato

    la crescita della vegetazione spontanea mediante l’uso di prodotti chimici.

    Le cose andarono, all’inizio, come avevamo previsto. Le piantine nacquero

    stentatamente nelle parcelle non arate. Lo sviluppo della vegetazione

    migliorava sensibilmente man mano che aumentava la profondità  della rimozione

    del suolo.

    Alcuni professionisti, dipendenti di grandi società  dedicate all’agricoltura, si

    mostrarono interessati a questa ricerca. Venivano a visitarmi di quando in

    quando ed io li guidavo sino al campo sperimentale. Non portavo con me il

    disegno dello stesso perché i trattamenti si potevano intuire dalla differenza in

    altezza della vegetazione. Ma un giorno, dopo qualche tempo dalla semina, una

    volta arrivato con alcuni ospiti al campo sperimentale, non fui più in grado di

    distinguere le parcelle con e senza rimozione del terreno. Rimanemmo tutti

    molto meravigliati. Ancor più io lo fui, quando ottenni i rendimenti in grano

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    corrispondenti ai diversi trattamenti. Non c’erano differenze apprezzabili tra

    il rendimento delle parcelle arate e non arate. Meglio non riportare i commenti

    del personale della Stazione Sperimentale. Il più benevolo era quello che mi

    consigliava d’andare in manicomio, se credevo davvero di poter seminare in

    quella maniera i campi della zona.

    L’esperimento fu ripetuto negli anni seguenti, ma era molto difficile far accettare

    la filosofia di “questa nuova” e “preistorica”, tecnica colturale. É naturale!

    dopo i millenni nei quali era stato usato l’aratro!

    Ora la semina su terreno non arato è molto diffusa nella “Pampa” e, per quanto

    ne so, anche in Africa e in altre parti del mondo.

    Si chiama “siembra directa”, “no till”, “no tillage”, “labranza cero”.

    Aiuta molto a risolvere il problema della conservazione del suolo, specialmente

    nei paesi nei quali è rimasto qualcosa da conservare.

    Non ha avuto molta diffusione in zone dell’Asia e dell’Europa, dove l’uso millenario

    dell’aratro ha causato già  tutta l’erosione che era possibile provocare.

    Ora si parla molto di desertificazione ed erosione. Ma non bisogna dimenticare

    che, quando gli spartani difendevano le Termopili, la larghezza del passaggio

    occupato da quei trecento eroi, non era molto grande. Ora, tra un lato e

    l’altro del valico delle Termopili, ci sono chilometri.

    Questa è l’erosione.

    Preso da: Ricordi di un emigrato dei nostri tempi” Marcello Fagioli (Vedi Google)

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