“Quando tornerò” di Marco Balzano

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Einaudi – 2021 (pp. 208 – 18,50 Euro) ISBN 9788806247270

Più di un romanzo, una storia

“Da trent’anni a questa parte, due terzi dei migranti del pianeta sono donne. Eppure, nonostante questo dato di fatto, si continua a parlare di migrazione come una questione essenzialmente maschile”: così Marco Balzano, autore di un apprezzato Resto qui (Einaudi 2020), ricorda adesso un mondo in movimento, non per questo privo di radici, com’era quello del suo precedente romanzo.

Qui è la storia di una donna rumena che lascia la sua terra e la sua famiglia per venire a lavorare in Italia, in un Paese di vecchi dove “occuparsi di gestire alcune complicate malattie come l’Alzheimer o il Parkinson. Una sofferenza che è sotto gli occhi di tutti, ma di cui fatichiamo a parlare”. 

Una realtà in parte rovesciata nel racconto di Balzano, quella dei migranti di cui tanto parliamo senza averla veramente sotto gli occhi. Come nel caso delle donne che vengono sole nel nostro Paese per aiutare la famiglia, rimasta in Romania, a vivere e i figli a studiare: la ragazza che andrà all’Università e il figlio che, vittima di un grave incidente, si innamorerà come il nonno dell’orto di casa e forse un giorno si iscriverà alla scuola di agraria.

Il romanzo alterna le parole e le emozioni delle due donne, madre e figlia, per raccontare la vita della badante in Italia che torna a casa per stare vicino al figlio a lungo in coma e quello della ragazza prigioniera in Romania nella “terra di mezzo”,

 tra un padre buono ma assente e una madre anche troppo presente, sia che fosse lontana a lavorare in Italia o vicina ad assistere con disperata tenacia il figlio fino alla liberazione dal coma.

E’ la storia di una famiglia europea che dall’Europa non ha avuto molto, con una donna che molto ha dato ai figli, al suo Paese e, quindi, anche all’Europa che da quella storia avrebbe tanto da imparare se aprisse gli occhi su i tanti fili che la tengono insieme, nella vita quotidiana di una società che, in attesa di un rinnovato welfare comunitario, chiede ai più deboli di servire i più forti, anche se non per qualità umane e capacità di accoglienza. 

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