Prove di unione e disunione nell’UE

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Stanno capitando molte cose nell’Unione Europea. Movimenti di protesta spuntano un po’ ovunque, rivolte contro le politiche di austerità, come nel caso della Francia e dell’Italia. Cresce anche oltre Atlantico l’irritazione – e forse qualcosa di più – verso l’ostinazione tedesca a perseguire i propri immediati interessi, approfittando della crisi e incrementando – ovviamente in proprio favore – gli squilibri della bilancia commerciale.

Niente di nuovo sotto il sole, salvo per quanto riguarda un tardivo risveglio della Commissione europea, a poco meno di un anno dalla fine del suo mandato quinquennale. Meglio tardi che mai, la “guardiana dei Trattati” ha aperto gli occhi e ha scoperto che molte cose non vanno nell’UE, compresa con la prima della classe, la Germania e con una delle ultime, l’Italia.

Della Germania la grande maggioranza degli commentatori ha detto e ripetuto che si è avvantaggiata con la crisi e adesso se ne è accorta anche la Commissione europea. Ha aspettato ad esprimersi dopo le elezioni tedesche di settembre per non disturbare la “manovratrice”, adesso irritata per essere finita sul banco degli imputati nel momento in cui deve negoziare una difficile coalizione con gli avversari socialdemocratici. Tutto questo mentre si aspetta di conoscere la sentenza della Corte costituzionale tedesca – e non della Corte di Giustizia UE, come sarebbe più normale – sulla correttezza della Banca centrale europea (BCE), protagonista solitaria nella difficile salvaguardia dell’euro.

All’Italia la Commissione di Bruxelles ha mandato a dire quello che tutti sapevano da tempo: che i conti pubblici dell’Italia sono a rischio e che la legge di stabilità, in corso di esame al Parlamento, aggrava questo rischio.

Nel frattempo si muove anche la politica: in Italia con una scissione in un partito della maggioranza di governo che ancora non si capisce se prelude a una rottura o a una nuova coalizione del centrodestra; in Europa con prove di nuove aggregazioni tra forze politiche disomogenee, che convergono solo per il loro antieuropeismo, come nel caso dei populisti olandesi e dei nazionalisti xenofobi della famiglia Le Pen in Francia.

Si tratta di dinamiche non senza conseguenze per il futuro dell’UE. Nel primo caso per la probabile divaricazione nel centrodestra italiano tra chi si professa europeista e chi, come Berlusconi, ritiene che l’euro sia una moneta straniera. Nel caso franco-olandese – cui potrebbero agganciarsi austriaci, finlandesi e altri, tra i quali in Italia la Lega e il Movimento Cinque stelle – per  il tentativo in corso di mettere in piedi una strampalata alleanza di euroscettici per dare dal Parlamento europeo una spallata a un’Unione Europea già abbastanza disunita e che esce con le ossa rotte da una crisi senza precedenti.

Si è spesso ripetuto in passato che sono state le crisi a far progredire il processo di integrazione europea. Se quella regola dovesse valere anche oggi, quello che ci potremmo aspettare sarebbe un gran balzo in avanti dell’UE. Tutto rigorosamente al condizionale, naturalmente.

1 COMMENTO

  1. Come puó uno stato come la Germania far fronte solamente ai propri interessi in maniera cosí sfrontata e non essere colpita da sanzioni o richiami? E, come puó d’altro canto l’Italia apparire credibile e degna di fiducia con un astensionismo alle urne pari a quello delle ultime elezioni? Ormai abbiamo bisogno di stabilità, necessitiamo di qualcuno capace di governare, ma non siamo in grado di poter scegliere qualcuno che ci possa rappresentare, dal momento che tutti i candidati si presentano assai poco credibili.

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