Prospettive finanziarie, proposta britannica

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La presidenza britannica ha presentato il 5 dicembre la sua proposta di compromesso per le prospettive finanziarie 2007-2013 che sarà   all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre. Rispetto alla proposta lussemburghese naufragata a giugno,. I crediti di impegno subirebbero un taglio di 24,76 miliardi (da 871,51 a 846,75 miliardi, pari allo 0,98 del PIL dell’Ue), il che comporterebbe una riduzione di tutte le rubriche tranne quelle riguardanti la Politica Agricola Comune, così come auspicato da Francia e Irlanda, di cui perಠè prevista una revisione nel 2008; il Regno Unito offre una riduzione del proprio sconto nettamente inferiore a quella prevista in giugno (8 miliardi in sette anni invece di 17). Il Presidente della Commissione Josà© Manuel Barroso ha dichiarato che questo compromesso è «inaccettabile ed irrealista», adatto ad una «mini-Europa» più che ad un’Europa potenza di cui c’è bisogno.
Il Parlamento europeo ha ribadito che le prospettive finanziarie non potranno essere approvate senza il suo consenso ed ha rifiutato la «teoria del caos» per cui in mancanza di un accordo, l’Europa sarebbe bloccata: i programmi pluriannuali potrebbero essere finanziati ricorrendo ad una procedura speciale, per cui sarebbe preferibile rinviare l’approvazione delle prospettive al semestre di presidenza austriaca piuttosto che giungere ad una mediazione insoddisfacente.
Se la Presidenza britannica ha fatto sapere che è disposta a finanziare una «porzione equa» dell’allargamento, gli eurodeputati ed i governi nazionali dei nuovi stati membri (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) sostenuti dalla Francia si oppongono fortemente alla mediazione che comporterebbe un taglio dell’8% dei fondi strutturali loro destinati e metterebbe in crisi due principi fondanti dell’integrazione europea: la solidarietà   e lo sviluppo regionale.

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