Pauvre Italie – L’Italia al voto nella Francia delle miniere

“Se volessimo capire in cosa consiste davvero la razza umana, dovremmo solo osservarla in tempo di elezioni.” Questa frase di Mark Twain mi è parsa veritiera nel descrivere queste ultime elezioni europee, che ho osservato da un punto di vista particolare, quello dello scrutatore di seggio per elettori italiani residenti all’estero, più precisamente a Lens, nel nord della Francia.

Lens, con le sue casette di mattoni rossi ordinate in file monotone e stradine in cui la vita scorre tranquilla, non sembra offrire particolari attrattive al viaggiatore di oggi, se non per la moderna filiale del museo Louvre di Parigi, una struttura di vetro e acciaio immersa nella natura.

In questa tranquilla città di trentamila abitanti, più di tremila sono i cittadini italiani, italiani di prima, seconda, terza generazione, che sono arrivati in questo “pays noir”, paese nero, per lavorare nelle miniere di carbone, le cui strutture fanno ancora oggi da sfondo ad un panorama altrimenti piatto.

Nel corso dei due giorni di votazione le storie e i volti si susseguono, mani rugose di chi ha dato i suoi anni alle miniere, portachiavi, occhiali o giacche tricolore, documenti sgualciti o scaduti di chi dell’Italia conserva un ricordo sbiadito.

L’affluenza ai seggi non è molto alta, molti degli iscritti sono binazionali e scelgono di votare sulle liste francesi, il che ci permette di scambiare due parole dopo che la scheda è scivolata nell’urna.

C’è chi l’italiano non lo parla più, ma non ha mai voluto “tradire” l’Italia chiedendo la cittadinanza francese, chi torna in Italia ogni estate a visitare la famiglia che rimase “al paese”, o chi l’Italia l’ha scelta, come le numerose famiglie di origine marocchina, orgogliosi di poter venire a votare.

Gli incontri sono quasi surreali a volte, come quando si presenta quella che potrebbe essere la controfigura di Pasquale Ametrano in Bianco Rosso e Verdone, o toccanti, come la prima votante, una signora di novantotto anni, commossa al momento di inserire la scheda nell’urna.

Tra un signore di sessant’anni di Nizza che è risalito al 1860 per dimostrare che la sua famiglia non aveva mai rinunciato alla cittadinanza italiana, o chi si vanta di aver strappato la carta d’identità francese, un sentimento di appartenenza ancora forte traspare dalla piccola comunità italiana di Lens, che fuori dal seggio si ritrova a campanelli a parlare di pecorino e caciocavallo.

Per gli italiani di Lens, come per tanti immigranti italiani nel mondo, l’Italia è un ricordo lontano, un punto fermo nell’incertezza del nostro tempo, a cui volgersi per riflettere su come le cose non sono più quelle di una volta e probabilmente non lo sono mai state.

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