Passi avanti sul fronte della cooperazione internazionale in materia ambientale

Quella che va concludendosi è stata una settimana di appuntamenti fondamentali per il futuro della cooperazione internazionale sul fronte della salvaguardia ambientale.

Si è concluso lunedì, a New York, il Climate Action Summit promosso dalle Nazioni Unite con l’ambizioso proposito di dare un ulteriore ed effettivo impulso all’attuazione degli Accordi di Parigi sul Clima del 2015, definendo piani nazionali ed internazionali realistici e sostenibili per il conseguimento degli obiettivi prefissati: la riduzione del 45% delle emissioni di gas serra entro il 2030 e l’azzeramento totale delle stesse entro il 2050.

77 Paesi hanno confermato la propria adesione agli obiettivi di riduzione delle emissioni nei tempi prefissati, mentre altri 70 si sono impegnati a rafforzare i propri programmi nazionali entro il 2020. Tra gli Stati che hanno messo a punto i piani più ambiziosi si segnalano quelli classificati a basso livello di sviluppo, i quali, nonostante vedano senz’altro imputarsi minori responsabilità nella generazione dell’attuale crisi, sono al contempo tra i più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici in quanto scarsamente dotati di risorse per farvi efficacemente fronte.

Al summit hanno altresì preso parte alcuni tra i più facoltosi uomini d’affari del pianeta, impegnatisi, al pari dei decisori pubblici, ad accelerare la transizione dei settori produttivi verso livelli ottimali di sostenibilità ambientale.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha accolto positivamente le conclusioni del vertice, riconoscendone l’importanza nel dare un nuovo slancio alla cooperazione internazionale in materia ambientale ma sottolineando altresì che molta strada resta ancora da percorrere per raggiungere l’obiettivo di un sistema socio-economico sostenibile.

A margine del summit, oltre duecento rappresentanti provenienti dal mondo accademico, sindacati, organizzazioni attive nella tutela dell’ambiente e nella difesa dei diritti umani, popoli indigeni hanno dato vita al Primo Vertice dei popoli per il clima, i diritti e la sopravvivenza dell’umanità, promosso da alcune delle principali realtà globali della società civile – tra cui Greenpeace International, Amnesty International, Center for International Environmental Law, Wallace Global Fund e la New York University School of Law Center for Human Rights and Global Justice – e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Al termine del vertice, i partecipanti hanno sottoscritto una dichiarazione con la quale si impegnano a:

  • rafforzare il ruolo riservato ai diritti umani nell’ambito dell’impegno per la tutela ambientale;
  • richiedere l’adozione immediata di politiche ambientali senza precedenti, su scala mondiale, in grado di ridurre effettivamente le emissioni di gas serra e di proteggere l’ecosistema globale senza violare i diritti umani ed evitando, quindi, di ampliare le disuguaglianze esistenti;
  • aumentare la pressione sugli Stati e sulle realtà produttive maggiormente responsabili delle emissioni, allo scopo di spingerli a mettere a disposizione risorse e tecnologie evitando che il peso della necessaria transizione economico-ambientale vada a gravare sui Paesi e sulle comunità con minori responsabilità;
  • contrastare l’attività di lobbying delle società sulle istituzioni pubbliche per far sì che siano chiamate a rispondere delle proprie attività inquinanti;
  • promuovere una transizione economico-ambientale inclusiva e rispettosa dei diritti dell’uomo, in particolare delle categorie maggiormente colpite dai cambiamenti climatici (popolazioni indigene, lavoratori del settore agricolo, comunità locali, etc.)
  • richiedere che sia garantita un’effettiva tutela giuridica per gli individui e le comunità colpiti dalla crisi climatica e dalla mancanza di adeguate azioni volte a contrastarla;
  • supportare l’azione degli attivisti per i diritti umani e ambientali.

Il testo completo della dichiarazione è disponibile qui (in inglese).

L’impegno dell’Unione europea sul fronte ambientale

La Commissione europea ha confermato gli impegni sottoscritti nel quadro degli accordi di Parigi, ribadendo la ferma intenzione di mantenere l’Unione europea in prima linea sul fronte della transizione verso un’economia a emissioni zero.

L’Unione europea, responsabile del 9% delle emissioni di globali gas serra, si è dotata di un quadro normativo in materia tra i più onnicomprensivi ed avanzati al mondo, attraverso il quale è riuscita ad abbattere le emissioni di gas serra del 23% dal 1990 al 2017; attualmente, ha già superato gli obiettivi di riduzione previsti per il 2020.

Nel 2013, inoltre, ha inaugurato una politica di adattamento ai cambiamenti climatici attraverso la EU Adaptation Strategy, con l’obiettivo di prevenire le principali conseguenze negative del fenomeno sul tessuto socio-economico europeo – in particolar modo sul settore agricolo.

L’Unione, infine, si afferma quale principale donatore internazionale per il clima, erogando oltre 20 miliardi di Euro l’anno (corrispondenti al 40% degli aiuti internazionali totali).

Per approfondire: il comunicato stampa conclusivo del Climate Action Summit, il comunicato della Commissione europea

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