Notre Dame d’Europe

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Sono state spente le fiamme che hanno ferito la cattedrale Notre Dame di Parigi, ma non si spegne in Francia e nel mondo l’emozione e si moltiplicano in proposito riflessioni e polemiche, con l’immancabile corteo delle solite idiozie cui ormai siamo abituati.

Questo moltiplicarsi di reazioni non può non interrogarci sul significato non solo simbolico, ma anche politico, di un evento che induce a una riflessione sull’impatto che esso ha e può avere per l’Europa.

Intanto l’Europa intera ha reagito per qualcosa che è avvenuto nella sua casa e non solo in Francia: gli anni – un lungo periodo in realtà – durante i quali quella cattedrale fu costruita e, a più riprese ricostruita, segnano secoli importanti della storia europea. Sono gli anni della transizione dall’alto Medioevo, il tempo impropriamente definito dei secoli bui, che avrebbe stimolato in Europa slanci culturali sorprendenti, di cui l’architettura gotica sarebbe stato solo uno dei doni che abbiamo avuto in eredità.

Sono gli anni che preparano l’Europa all’esplosione del Rinascimento e cominciano ad annunciare svolte importanti nel pensiero filosofico europeo: dopo l’insegnamento a Parigi di Abelardo e di Tommaso d’Aquino, la ricerca dell’inquieta Europa prosegue e arriveranno presto i primi pensatori della modernità europea come, tra gli altri, Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro e, più tardi in Francia, Cartesio e Pascal.

Non è eccessivo ritrovare in loro i semi gettati nei secoli precedenti da una cultura cristiana che stava plasmando il continente, affondando radici che avrebbero prodotto frutti importanti.

Tra questi frutti, secoli dopo, anche la straordinaria avventura che avrebbe preso il nome di Unione Europea, nata sulle ceneri di quella cattedrale in fiamme che fu, a due riprese, l’Europa della prima metà del Novecento.

Se ne fecero carico, tra gli altri, statisti di cultura cristiana come Konrad Adenauer, Robert Schuman e Alcide De Gasperi, uomini provenienti da regioni di confine, determinati a non farli diventare frontiere ostili, ma arterie capaci di far circolare  sangue e vita in una comunità sempre più grande.

Tre uomini ai quali lo spegnimento dell’incendio di Notre Dame avrebbe ricordato drammi e rischi dell’Europa di oggi, spingendoli a ricostruire un’Europa-comunità a partire da questa Unione di oggi, a rischio di sgretolamento con grandi pericoli per la pace nel continente.

E’ un segnale importante anche l’ondata di concreta solidarietà che ha risposto al drammatico evento dell’altro giorno a Parigi. La solidarietà che è un ingrediente essenziale per ogni comunità di persone che vogliano vivere pacificamente insieme, tanto più essenziale quando si tratta di mettere in salvo un grande progetto sociale e politico come quello dell’unificazione europea.

Anche per l’Unione saranno necessarie risorse, culturali e finanziarie, per alimentare la solidarietà e saranno indispensabili saggi e coraggiosi architetti per ridisegnare l’impianto della costruzione europea, conservando quanto vi è di originario nel disegno degli anni ’50, ma anche depurandolo da interventi successivi che ne hanno complicata la struttura, rendendo poco abitabile questa nostra casa comune.

Il presidente francese, Emmanuel Macron nel suo discorso alla nazione, allo stesso tempo generoso e orgoglioso, si è impegnato a concludere i lavori entro cinque anni. Per ricostruire le parti distrutte di Notre Dame saranno probabilmente necessari più anni e il mondo paziente potrà aspettare.

Per ricostruire l’Unione Europea il tempo a disposizione è certamente minore, la pazienza dei cittadini si sta esaurendo: il cantiere europeo va riaperto subito e le elezioni europee possono essere una buona occasione per accelerarne i lavori.  

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