L’ondata di antipolitica in Europa

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Non è una novità il fenomeno dell’antipolitica in Europa e altrove nel mondo. L’elemento di novità è piuttosto da ricercarsi nel passaggio a un’antipolitica passiva e silenziosa, con alti tassi di astensionismo come avviene ormai regolarmente negli USA o alle elezioni europee,  a un’antipolitica che si esprime attraverso il voto, secondo le procedure tradizionali dei nostri sistemi democratici.

Nei Paesi dell’Unione Europea questi segnali si sono manifestati chiaramente negli ultimi anni, tanto nei Paesi dell’est, che ci hanno raggiunti nell’ultimo decennio,  che in quelli presenti nell’Unione da più lunga data. All’inizio il rifiuto della politica dai toni populisti era sembrato circoscritto ad alcuni settori di intervento, in particolare a quelli accusati di minacciare la sovranità nazionale,  come il processo di integrazione europea o il crescente flusso migratorio.  Aveva destato qualche stupore che questo atteggiamento si diffondesse nelle esemplari democrazie dell’Europa del nord, dalla Svezia alla Finlandia, dalla Danimarca all’Olanda. Segnali ormai chiari che avrebbero dovuto prepararci a capire prima e meglio quanto sarebbe accaduto in Francia, con un populismo di opposti colori a destra e sinistra che, sommati insieme, avrebbero nelle recenti elezioni presidenziali rappresentato il primo partito francese. Un fenomeno che è stato qualificato come voto “anti-sistema”, con deboli o inesistenti proposte in favore di politiche praticabili in questa condizione di crisi.

C’è da sperare che almeno adesso terremo gli occhi più aperti su una tendenza per molti aspetti pericolosa, se non ricondotta nell’alveo di una democrazia positiva che non si limiti a dire dei “no”, ma proponga progetti realisti e dica con quali risorse e con quali alleanze realizzarli in questo mondo irreversibilmente globalizzato.

Nei prossimi giorni e mesi avremo modo di meglio capire quanto sta avvenendo. Fin da subito, una prima risposta arriverà dalle elezioni politiche in Grecia, dove è probabile una sanzione severa per le forze politiche che si sono fatte carico del risanamento dei conti pubblici con misure “lacrime e sangue”. Alcuni primi segnali, importanti per l’eventuale riconferma della Merkel alla Cancelleria, sono attesi la settimana prossima da elezioni regionali in Germania, in particolare in Renania Westfalia: anche qui sarà interessante vedere quale sarà la sorte di un altro movimento anti-sistema come quello dei “Piraten” che stanno conquistando consensi importanti e sorprendenti in un sistema politico come quello tedesco. Sarà poi il turno del voto finale per la Presidenza della Repubblica in Francia, con i due candidati in lizza alle prese con le consistenti forze anti-sistema tanto a destra che a sinistra. E in Francia non finirà lì: saranno importanti gli esiti delle elezioni politiche a giugno che decreteranno la formazione del Parlamento con il quale dovrà fare i conti il nuovo Presidente. Più avanti, altre sorprese potrebbero venire dalle elezioni anticipate in Olanda e dalle elezioni amministrative in Belgio, mentre già in questo mese ai nostri immediati confini, in quella Serbia attesa nell’Unione Europea, elezioni anticipate potrebbero dare fiato ad un populismo che nei Balcani, dove non cessano le turbolenze nel vicino Kosovo, non è mai di buon augurio.

Per non dire dell’Italia, dove è difficile dire se sia più pericolosa l’anti-politica istrionica di Grillo in vista delle elezioni amministrative o la vecchia politica dei partiti con l’antico costume di manovrare sotto traccia per provocare elezioni anticipate in autunno o, ancora, la difficoltà del governo cosiddetto “tecnico” di trovare la strada verso la crescita con un migliore equilibrio tra rigore e sviluppo e tra tagli e tasse per non disperdere ulteriormente il patrimonio di consenso ricevuto a inizio mandato.

Intanto si avvicina per l’Europa la prossima scadenza delle elezioni europee nella primavera del 2014, poco dopo le elezioni tedesche e quelle italiane, se il governo Monti riuscirà a completare la legislatura. Sarà bene per allora aver ripreso la via della crescita anche a costo di rallentare le politiche di rigore rinunciando all’equilibrio di bilancio nel 2013, con il rischio che la cura da cavallo imposta al malato lo porti morto a quella scadenza. Potrebbe essere allora anche la morte dell’UE e l’autunno della democrazia sotto i colpi dell’anti-politica.

Una cosa è chiara: la politica stenta un po’ ovunque a governare una società sempre più complessa e a raccogliere e rappresentare positivamente la domanda popolare, senza inseguirla con i sondaggi in vista di un consenso immediato, in una stagione della storia che invece richiede capacità di visione,  progetti globali e lo sforzo di tutti per venire fuori da una crisi che si annuncia ancora lunga.

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