Le proposte della società   civile per il rilancio dell’Europa

E’ stato recentemente presentato davanti al Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo il libro intitolato «Plan B : changer la Gouvernance Europà©enne – Les citoyens face à   l’Union Europà©enne». Gli autori, membri del Forum Permanente della società   civile europea, hanno voluto indicare piste di riflessione e azioni concrete per ridare slancio all’Europa affinchà© possa uscire dalla crisi e dallo stallo attuale, nonchà© per portare la società   civile, i sindacati e gli imprenditori al centro del dibattito sul futuro dell’Europa.
Gli autori partono dalla constatazione che oggi l’Europa non offre più un’immagine rassicurante, ma al contrario, è diventata fonte di paure e minacce. Il «no» alla Costituzione da parte di due paesi fondatori quali la Francia e l’Olanda ha creato grande disorientamento non solo nella classe politica, ma anche in quella parte della società   civile abitualmente fiduciosa nella costruzione europea.
Il piano B è quindi un’autentica road map alternativa, che propone di iscrivere il progetto di trattato costituzionale in un contesto molto più vasto e innovativo, al fine di riconsegnare all’Europa quel ruolo di punto di riferimento per la stabilità   e per la nuova organizzazione mondiale.
Creare quindi un nuovo contesto e proporre un percorso a tappe da qui al 2009: in primo luogo la convocazione di Stati Generali dell’Europa delle Reti dove sindacati, imprenditori e società   civile, consapevoli delle proprie responsabilità  , affronteranno temi cruciali, fra i quali, ad esempio, i partenariati per una solidarietà   intergenerazionale nell’Unione, la globalizzazione e l’azione dell’Europa per un mondo più solidale, le frontiere dell’Europa e la politica di vicinato, l’immigrazione. Saranno chiamati a fissare gli obiettivi che gli Europei saranno disposti a perseguire insieme, e non solo nel contesto delle Istituzioni dell’Unione. Gli Stati Generali saranno chiamati anche ad approvare una proposta di Dichiarazione d’Interdipendenza dei cittadini europei, in quanto proposta di Preambolo nella futura Convenzione. E solo dopo la tenuta di questi Stati Generali, il Consiglio Europeo potrà   convocare una Terza Convenzione e una Conferenza Intergovernativa che non avrà   solo il compito di esaminare il Trattato costituzionale, ma anche di ridefinire un «contratto europeo per una società   del benessere» basato su un’etica delle responsabilità   e con nuovi criteri di valutazione dei progressi.
Il tema dell’allargamento dell’Unione è affrontato come parte integrante del dibattito sulla Costituzione. Oggi il processo di allargamento, da fattore di stabilità  , si sta trasformando in una fonte di instabilità  . Paradossalmente è contemporaneamente troppo lento per rispondere alle attuali urgenze (in particolare sul piano energetico, demografico e democratico) e troppo rapido perchà© i cittadini europei possano essere partecipi di questi storici e difficili cambiamenti ed evitare crisi e paure. Se ci sono infatti ottime ragioni per continuare i negoziati con Turchia e Croazia, e rispondere contemporaneamente alle attese dei paesi vicini, sono necessari strumenti politici più adeguati e che vadano al di là   dell’attuale Partenariato Euro Mediterraneo e della politica di vicinato (vista soprattutto, quest’ultima, più come una politica di esclusione dei paesi partners dalle Istituzioni europee che una politica di partenariato).L’avvenire dell’Europa oggi si gioca sempre più nelle sue relazioni con i paesi del Mediterraneo, del Mar Caspio e del Mar Nero : il piano B propone quindi una nuova alleanza, l’Alleanza dei Tre Mari, che costituirebbe un secondo anello olimpico agganciato all’Unione dei 27, di cui ne farebbe parte, e condividerebbe politiche su quattro temi essenziali: energia e acqua, commercio equo e libero, democrazia e diritti fondamentali, giovani.
Ma se le frontiere dell’Europa rappresentano una delle preoccupazioni maggiori, il futuro del modello economico e sociale europeo è, nello stesso modo, al cuore del dibattito e delle paure dei cittadini europei, ma anche in quanto valore fondamentale per il futuro dell’Europa e il funzionamento della sua democrazia. Un modello sociale europeo esiste, basato su sistemi nazionali che condividono alcuni valori comuni. Ma non basta. E’ urgente uscire dai prismi nazionali e promuovere scelte condivise a livello europeo, e per questo è necessario applicare fino in fondo i Trattati e perseguirne gli obiettivi enunciati, aprire spazi di dialogo e di responsabilità   più vasti, rafforzare la democrazia partecipativa, arricchire il concetto di «cittadinanza europea», applicare subito la Carta dei diritti fondamentali, ecc. E qui forse si intersecano le paure fra allargamento e protezione del modello sociale europeo e dove la Dichiarazione d’Interdipendenza dei Cittadini Europei trova tutto il suo senso.
Il Piano B chiede quindi con urgenza un’autentica Costituzione. Nove sono le proposte messe sul tavolo, fra cui, in particolare, un ultimo Trattato firmato dagli Stati membri che faccia da zoccolo alla Costituzione, una consultazione paneuropea sul testo della Costituzione, l’elezione del Presidente della Commissione a suffragio universale, un cambiamento radicale del ruolo del Comitato Economico e Sociale, ecc. Il calendario è da oggi a Settembre 2009.
La crisi dell’Europa è profonda e si iscrive nel rapporto dei cittadini europei nei confronti della mondializzzazione e del mondo, delle Istituzioni Europee, del mercato, delle frontiere, del modello sociale europeo, della democrazia, delle diversità   culturalià¢à¢â€š¬à‚¦.I cittadini europei attendono risposte e fiducia dall’Europa, ma anche partecipazione e dialogo, soprattutto nella prospettiva dell’urgente rilancio della LORO Costituzione.

Adriana Longoni
bruxelles@apiceuropa.eu

1 COMMENTO

  1. Gli ultimi due articoli di Adriana Longoni non mi possono lasciare in silenzio:

    !All’inizio della settimana in corso il CESE ha riunito una vasta serie di pensatori, scrittori, politici e amministratori per due intense giornate di lavoro sul tema Vivere l’Europa: una sfida per la società  civile!!
    !.E’ stato recentemente presentato davanti al Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo il libro intitolato “Plan B : changer la Gouvernance Européenne – Les citoyens face à  l’Union Européenne”. Gli autori, membri del Forum Permanente della società  civile europea!!
    !.Creare quindi un nuovo contesto e proporre un percorso a tappe da qui al 2009: in primo luogo la convocazione di Stati Generali dell’Europa delle Reti dove sindacati, imprenditori e società  civile, consapevoli delle proprie responsabilità , affronteranno temi cruciali!..

    Sembra un sogno! Non sentiamo parlare di Euro, di Banche, di disciplina e di ritorsioni, di Paesi virtuosi o Stati Sovrani, sentiamo dire che c’è un insieme di uomini che vuole rendere esplicita la propria appartenenza ad un contesto sociale condivisibile e che ritiene valido come paradigma di “qualità  della vita” l’Europa. E vuole ottenerlo realizzando una democrazia “partecipata” nella quale tutti possano dialogare nel senso di farsi carico dei problemi di una società  “matura”, assumendosi responsabilità  individuali e collettive di metodologia di ricerca di informazioni e di elaborazione delle stesse, di apporto di idee conseguenti e loro socializzazione, di comportamenti coerenti con i risultati delle proprie ricerche, con la possibilità  di influire sul governo delle società .
    Lo straordinario interesse che merita la questione (nasce da una finalmente orgogliosa presa di coscienza della propria inadeguatezza?) porta a porre in parallelo un altro problema oggi altrettanto in evidenza: la società  occidentale è in un momento di crisi (etimologicamente, vogliamo chiamarla crisi culturale in un senso da chiarire insieme?), crisi che la mondializzazione ha aiutato a far emergere. Io penso che una “crisi” sia storicamente naturale e ad un certo punto necessaria. Non siamo riusciti nel tempo a evolvere culturalmente e psicologicamente in modo adatto alla complessità  delle relazioni sociali.
    Ne nasce una doppia sfida che non sarà  possibile ignorare pena una decadenza inevitabile e dolorosa già  visibile nelle analisi degli scenari mondiali ed alle risposte conseguenti ed alla visione di un’analoga crisi di altri popoli e di altre culture.
    Mi pare che il Progetto di APICE vada sostanzialmente nella direzione di accettare la sfida. Ha programmato un’iniziativa concreta nella direzione dei richiami di cui abbiamo avuto notizia proprio con l’intento non solo di dare informazione, ma di sollecitare “cultura”. Spero che tutti coloro che vi parteciperanno sentano poi la necessità  di confrontarsi nei risultati per scoprire un cambiamento, ciascuno nel proprio ambito di competenze, nel senso di prendere coscienza di un’evoluzione continua come prospettiva di vita. E che dire del necessario collegamento con analoghe iniziative degli altri Paesi europei?
    Volenti o nolenti, i singoli cittadini, con i loro comportamenti indirizzano le scelte di questo vecchio e nuovissimo “soggetto” economico e sociale, l’Europa. Come e quanto sarà  davvero possibile coordinare ed influenzare il nuovo cammino che si sta intraprendendo, dipenderà  non solo dalla partecipazione, ma da come essa si realizzerà .

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