Le diverse strade per un nuovo sviluppo rurale

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Il 14 febbraio Il Comitato Europeo Economico e Sociale ha organizzato una conferenza in merito al rilancio delle zone rurali, le quali hanno subito un progressivo declino durante gli ultimi 30-40 anni. Ciò è avvenuto per una serie di motivi, in particolare a causa della mancanza di infrastrutture e di opportunità lavorative. Il CESE ha proposto uno sforzo comune da attuarsi con la collaborazione di tutte le istituzioni europee, affinché non si abbandoni definitivamente la campagna. Per realizzarlo, sono stati portati gli esempi di alcune buone pratiche.

In Galles, per esempio, il paese di Tre’r Ddol, dopo un lungo periodo di decadenza, ha deciso di provare a rialzarsi e, grazie ad un gruppo di volontari, è stata creata una nuova area con caffetterie e negozi che attualmente fornisce lavoro a 9 persone. Questa esperienza ha consentito ai giovani di ricevere il loro primo stipendio, ai più anziani di avere un luogo di ritrovo e alla lingua gallese di rivivere nel suo habitat naturale.

La cittadina ungherese di Kozard, dal canto suo, è riuscita a rilanciarsi mediante una riscoperta delle proprie radici culturali. Il sindaco, infatti, ha promosso eventi e sagre per far rivivere i costumi locali e le antiche tradizioni. In dieci anni Kozard è riuscita ad attirare centri universitari, congressi, arrivando a vincere diversi premi grazie ai progetti messi in campo, i quali offrono ottime opportunità di lavoro ai più giovani.

Questo approccio “dal basso verso l’alto” spesso si è rivelato vincente, ma non è l’unica strategia possibile. In Austria, infatti, è stato sperimentato con successo anche l’approccio inverso, ovvero “dall’alto verso il basso”. Digitalizzazione, investimenti in nuove infrastrutture e incentivi fiscali hanno donato nuova linfa alle aree rurali, contribuendo alla creazione di circa 70.000 nuovi posti di lavoro.

In conclusione, il CESE ha sottolineato come non vi sia un’unica soluzione adatta, ma come sia essenziale essere consapevoli del problema e adoperarsi per risolverlo. La desolazione delle campagne e delle montagne ha conseguenze negative anche sul riscaldamento globale e sulla sicurezza ambientale. Per rispettare gli accordi di Parigi non vi è altra strada se non la rivalorizzazione di queste regioni.

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