“Laudato si’, Francesco”. Il pianeta (e l’Europa) ringrazia

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Era attesa da mesi questa enciclica di papa Francesco e per mesi, e ancora di più, se ne parlerà in futuro. Tempo fa un segnale in questo senso l’aveva mandato il New York Times con un suo editoriale nel quale non esitava a evocare, per l’attesa enciclica sull’ambiente, un impatto analogo a quello che ebbe nel 1981 l’enciclica sulla questione sociale “Rerum Novarum”. È probabile che oltre l’Atlantico abbiano visto giusto, con un misto di speranza e di timore. E un po’ ovunque era attesa questa lettera del Papa, in particolare in questa vigilia della Conferenza ONU sul clima, ancora lontana da un esito positivo e con l’Unione Europea tenace a combattere sul fronte più avanzato, anche se ancora insufficiente per la salvaguardia del pianeta.

Molto severa è l’analisi del Papa a proposito del progressivo deterioramento del pianeta, costantemente collegato al tema delle disuguaglianze e della povertà, al punto che siamo in presenza di un forte intervento congiunto sul tema ambientale e sociale: “Ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati” (§93). Su questo tema papa Francesco moltiplica i riferimenti alle prese di posizione dei suoi predecessori, Giovanni Paolo II e, più ancora alla “Caritas in veritate” di Benedetto XVI.

A voler comunque disgiungere da questa duplice inscindibile tematica, quella ambientale, colpiscono altri importanti riferimenti: già nelle prime pagine un ampio riferimento alle considerazioni del Patriarca della Chiesa ortodossa Bartolomeo I, in particolare quando richiama “l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali” (§9), una riflessione che accompagna tutto il testo dell’enciclica, fino ad affermare che “Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale”. Un’affermazione che fa seguito a considerazioni senza indulgenza sulle derive della scienza e della tecnica che non mancheranno di sollevare un dibattito anche aspro.

Nonostante il suo linguaggio pacato e di facile comprensione, con uno stile narrativo insolito per un’enciclica, papa Francesco non rinuncia alla sua abituale franchezza e “non le manda a dire”. Molto severe le sue parole sull’economia asservita al solo profitto e alla finanza, sul consumismo esasperato, sull’uso intensivo di combustibili fossili, sul diffuso abuso delle risorse naturali e la loro progressiva distruzione. Considerazioni che inducono il Papa ad affermare che “Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici” (§26).

In evidenza nell’enciclica la questione dell’acqua, cui è dedicato un passaggio senza ambiguità: “L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici” (§28). Una considerazione che conduce il Papa a ricordare che “mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato” (§30).

Non meno dirette altre pagine sugli eccessi della tecnocrazia e l’uso non corretto delle nuove tecnologie: parole che non mancheranno di provocare ondate di critiche, come già sta avvenendo.

Si tratta di conseguenze che sono sicuramente state messe in conto, ma che non hanno impedito a papa Francesco di parlare forte e chiaro, dopo parole ammonitrici sulla inadeguatezza delle politiche internazionali, alla vigilia della Conferenza ONU sul surriscaldamento climatico che si terrà a Parigi a dicembre e dove l’Unione Europea insiste, come può, su posizioni di avanguardia.

A buon intenditore, poche parole.

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