La Corte dei Conti UE invita a rafforzare gli strumenti anti-evasione dell’IVA

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A seguito delle indagini condotte da cinque Stati membri, tra i quali l’Italia, la Corte dei Conti europea ha messo in luce un dato allarmante: ogni anno, a causa di evasioni e frodi, l’Unione Europea perde miliardi di entrate derivanti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA).

Le frodi relative all’IVA comunitaria sono spesso collegate ad attività illecite messe in atto dalla criminalità organizzata e corrispondono a una cifra compresa tra i 40 e i 60 miliardi di euro di mancato gettito annuale per gli Stati membri.

Tuttavia, le regole europee non sono sufficienti a contrastarle. La Corte ritiene, infatti, che nella maggior parte dei Paesi membri manchino controlli incrociati efficaci fra dati doganali e fiscali. Inoltre, le autorità fiscali degli Stati dell’Unione Europa non collaborano abbastanza tempestivamente ed efficacemente e, in alcuni casi, questa cooperazione è del tutto assente.

Nelle prossime settimane, un piano d’azione in materia di lotta all’evasione dell’IVA sarà presentato dalla Commissione europea. Secondo la Corte dei Conti, l’Unione Europea dovrebbe fare in modo che l’imposta sul valore aggiunto rientri nel campo di applicazione della direttiva PIF, relativa alla lotta contro la frode, e del regolamento sulla Procura europea. Inoltre, al fine di indagare chiaramente sull’IVA intracomunitaria, l’Unione Europea dovrebbe procedere al riconoscimento dell’Ufficio Antifrode Europeo (OLAF).

Infine, è opportuno evidenziare come nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana sia appena stato pubblicato il decreto legislativo n. 24/2016 per l’attuazione delle direttive UE 42 e 43 del 2013, che istituiscono un meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di IVA. Queste ultime, inoltre, riguardano l’applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell’inversione contabile a determinate operazioni a rischio frodi.

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